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In mezzo alle strade semplici dell’Albania, tra sorrisi ritrovati e nuovi sguardi da conoscere, l’estate scorsa ho vissuto giorni intensi con amici che ormai sono molto più di questo: le due Maria Grazia, Patrizia, Lucia, Michele, Irene, Maria Luisa, Chiara, Enrico, Dunia e Chiara. Sono stati i volti di una fraternità autentica, fatta di presenza, ascolto e condivisione silenziosa.

Ogni giornata è stata come un piccolo dono impacchettato nella pace, avvolta in un’armonia profonda, in cui tutto sembrava al proprio posto: le parole giuste, i silenzi pieni, i gesti semplici che parlano più di tanti discorsi. Abbiamo camminato insieme, non solo tra le case, ma anche nei territori più intimi dell’anima.
Già nei primi giorni, l’accoglienza calorosa di suor Maria e suor Rita ha dato al nostro arrivo il sapore familiare della casa, dell’abbraccio fraterno e dello sguardo che ti riconosce. E nei giorni finali, suor Bianca mi ha accompagnato con dolcezza intensa, con parole e gesti che non dimenticherò. Con tutte loro, il legame si è fatto quasi di sorellanza spirituale, un’unione nel nome di Cristo che ha superato le distanze e creato uno spazio di intimità, fiducia, condivisione profonda. È stato come riconoscersi nello stesso battito di Fede.

Padre Armando, con la sua guida discreta ma intensa, ha saputo accendere in ognuno di noi quella luce che spesso resta nascosta, soffocata dalla fretta o dal rumore del mondo. Con semplicità evangelica, ha risvegliato in noi il desiderio di verità, ci ha condotti con dolce fermezza a riscoprire ciò che davvero conta e soprattutto ci ha aiutati a estrarre dalle pieghe dell’anima quei sentimenti profondi che spesso teniamo nascosti per paura o fragilità.
La spiritualità ha preso forma anche nei sorrisi condivisi, nella fatica vissuta insieme, nei pasti semplici e nei piccoli gesti quotidiani. Era lì, tra noi. Dio era presente nei volti degli altri, nelle mani che aiutano, negli occhi che ascoltano senza giudicare.

Non posso dimenticare l’accoglienza ricevuta presso la famiglia della mia amica Teuta. Entrare in quella casa è stato come varcare la soglia di una tradizione millenaria: loro, musulmani, mi hanno accolto con gesti così semplici e profondi che hanno toccato corde indescrivibili nel mio cuore. Quelle attenzioni, tramandate dai tempi degli Ottomani, sono il segno di una cultura che custodisce il valore sacro dell’ospite. Rispetto, premura e calore andavano oltre le differenze di fede e parlavano un linguaggio universale: quello dell’amore gratuito.

Un altro dono inaspettato è stato il tempo trascorso con la Piccola Famiglia, dove ho potuto condividere momenti di vita con don Paolo, suor Micaela, Monica, Gabriele e Franco, insieme ai loro “figli” Nikola, Mario, Daniela ed Eroina. È stato come essere accolti in una casa che sa di Vangelo vissuto. Lì, in quella semplicità così vera, ho avuto la gioia di cucinare per il centro disabili una pasta al sugo all’italiana. Ricevere i loro applausi, il battito delle mani e i sorrisi pieni di gratitudine è stato un momento che ha superato il valore materiale: è stato un regalo che vale un prezzo indefinito.

Poi ci sono stati i luoghi. Ogni tappa era un frammento di bellezza, un richiamo alla meraviglia. A Korçë, città ordinata e viva del sud-est albanese, ho camminato tra strade eleganti, ammirando la grande cattedrale ortodossa e respirando un’atmosfera ricca di cultura e spiritualità. Qui si trova la prima scuola albanese, simbolo dell’identità nazionale, e un museo affascinante che racconta la storia della lingua e dell’educazione nel Paese: un luogo che parla di rinascita, di dignità, di radici.
Ho raggiunto Pogradec, sulle sponde del lago di Ohrid, e ho visitato Drilon, angolo incantevole immerso nella natura: canali, ponticelli di legno, cigni che nuotano pacifici tra alberi e riflessi d’acqua. Un piccolo paradiso che invita alla quiete e alla gratitudine. Dopo Valona, ho visitato anche Zvernec e la Laguna di Narta: piccola isola collegata da un ponte di legno che attraversa uno specchio d’acqua silenzioso. Sull’isola sorge un antico monastero ortodosso. È stato un luogo di contemplazione profonda, dove il cuore ha potuto respirare e ringraziare in silenzio.

Tra i volti incontrati, ci sono Gasper e Benedetta, coppia con tre figli di cui una suora, scesa da Puka, al nord dell’Albania, fino a Valona. Hanno aperto una casa di accoglienza e un servizio pasti per i poveri. In loro ho visto il coraggio del : un sì alla vocazione, al Vangelo, all’amore che si fa servizio e dono totale per essere veri missionari.
Infine, al centro disabili “Lira”, ho ritrovato i volti conosciuti: ragazzi che ormai ci riconoscono, che ci aspettano, che ricordano i nostri abbracci. Ogni pomeriggio con loro è stato uno scambio di umanità autentica. 

Mi porto dentro una certezza. La missione vera comincia ogni volta che scegliamo di amare in modo concreto, che lasciamo spazio allo Spirito per trasformarci. E se l’Albania è stata il luogo fisico del viaggio, il cuore - grazie a chi ha camminato con me - ne è diventato la vera destinazione.
In tutto questo, la mia anima, il mio cuore, la mia mente, il mio modo di guardare le persone e il mondo non possono restare gli stessi. Tutto in me si è lasciato toccare, modellare, plasmare. Mi sento come l’argilla nelle mani del Vasaio, che con pazienza e amore rinnova la forma, la rende nuova, più bella e vera.
“Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani” (Geremia 18,6). E nelle mani di Dio, so che questa trasformazione continuerà.

Scrive Irene, 14 anni.
La mia esperienza in Albania mi è piaciuta anche se un po’ complicata per i ragazzi/bambini da gestire, un po’ per il comportamento, un po’ perché non provavano a comunicare. Non mi sarei aspettata lo stato delle strade anche perché eravamo in una città. Il cibo era buonissimo e anche la compagnia. Ci tornerei anche l’anno prossimo, scuola permettendo. 

Il gruppo Laboratorio di Fraternità Missionaria ha iniziato l’attività mensile per la programmazione dei viaggi di missione verso l’Albania, destinazione Berat (presso Suore Pie Filippini). Per informazioni: p. Enzo Tonini (347 5889413) o Rita Silvestri (340 6175030). 



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