Dialogo interreligioso tra famiglie nelle Marche
Venerdì 15 novembre eravamo tutti alla moschea della fratellanza per un incontro di dialogo interreligioso fra due famiglie cristiane e due famiglie musulmane. È la prima volta che il nostro gruppo del Dialogo è stato invitato a tenere questo incontro alla moschea dell’Imam Dachan. È un amico di lunga data di tanti incontri con il mondo cristiano. Originario della Siria ha lavorato come medico in una Clinica privata di Ancona ed è coordinatore di questa moschea frequentata da musulmani di origine araba.
Quest’anno, quando lo abbiamo contattato per questa iniziativa, mi ha dato la buona notizia che un giovane della comunità musulmana, Kamil, avrebbe frequentato il nostro gruppo del Dialogo. Ed è lui che ci ha invitato ad organizzare l’incontro fra le famiglie alla moschea. La prima coppia cristiana ci era stata segnalata da un amico parroco di una parrocchia della città. La seconda ci è stata presentata dalla prima, perché frequentavano gli stessi incontri di Famiglie cristiane. Non è stato facile convincerle a partecipare, perché abituate a incontrarsi con famiglie cristiane ed avevano un po’ timore di non riuscirci.
Le due famiglie musulmane erano state contattate da Kamil che con l’aiuto del nonno, l’imam, ha trovato due giovani coppie, una sposata di recente, mentre la seconda più matura, sui quarant’anni.
Questi incontri hanno lo scopo di avvicinare le due comunità religiose, di far cadere tanti pregiudizi e paure per realizzare quello che papa Francesco ha detto nell’enciclica “Fratelli tutti, cioè una fraternità universale. I partecipanti dovevano rispondere ad alcune domande presentate loro in precedenza, ma che toccavano i vari aspetti della vita familiare: unione, sentimenti, difficoltà del tempo, educazione dei figli...
Le risposte che hanno dato erano molto simili, anche se motivate da valori ispirati ciascuna dalla propria religione. L’aspetto positivo è che più passavano le domande, più le coppie si sono rilassate e anche le donne musulmane, che in generale fanno fatica ad esprimersi in pubblico, hanno cominciato a far sentire la loro voce insieme a quelle dei loro mariti.
Erano presenti una cinquantina di persone e quello che ci ha rallegrato è stata la presenza di numerosi fratelli musulmani e fra loro alcune coppie. A guidare l’incontro con me c’era l’amico Kamil che è stato un padrone di casa intelligente e con buone capacità di animazione; alla fine era soddisfatto e anch’io. Ci siamo lasciati con la volontà di continuare questi incontri perché creano uno spirito reale di fraternità.







