Un veliero in mezzo al mare
Mi preparo a scrivere due righe, quando il Giornale Radio (le notizie dell’informazione si dice oggi) entra prepotente nella scheda audio del computer. Una bambina di circa 10 anni, originaria della Sierra Leone, viene salvata dal veliero ong Trotamar III che ha sentito le sue urla al largo di Lampedusa e l’ha soccorsa. L’imbarcazione su cui viaggiava insieme ad altre 40 persone si è rovesciata. Tutti inghiottiti nel blu dell’inverno meridionale, compreso il fratello. L’unica a salvarsi è lei, con due enormi camere d’aria avvolte attorno alla vita a fare da salvagente. Non sapremo cosa le accadrà, dove andrà, come potrà superare un trauma così grande. Forse, qualche bravo cronista ci racconterà presto il futuro di chi stava per essere sommerso dalle onde del Mediterraneo. È segno di speranza questa bimba? Prima di Natale, nell’anno giubilare appena iniziato, è un segno di vita nuova o prevale il dramma, il terrore, la tristezza, la solitudine che avvolge l’ennesimo evento tragico ai margini delle nostre coste? Ma ai margini non sono solo le coste; spesso ci finiscono esistenze violentate da destini incomprensibili e che in eredità per molto tempo lasciano solo voli spezzati, difficile da riportare in quota.
E proprio di solitudine avrei voluto parlare in questo spazio. Di legami e rapporti interrotti, scollegati, a tutti i livelli, che tanto caratterizzano il nostro tempo. La tecnologia, il modo di esprimersi e vivere ci fa credere di essere tutti connessi, perché per comunicare servono pochi tasti sul telefono, pochi secondi del nostro tempo ‘prezioso’. Ci muoviamo e sembra che parliamo ad una macchina tra vocali e auricolari a schermare parole e pensieri. Si profondono energie per tenere vivi contatti che ci fanno credere di essere vitali, importanti per tutti. Ma quanto ci si guarda negli occhi? Quanto è vera una relazione? Siamo capaci di far scendere l’ascolto, la condivisione e la pace nei nostri gesti, nelle parole ed azioni di ogni giorno? Siamo ancora capaci di legami autentici, non effimeri come un post tra i tanti?
Non possiamo disperare, daremmo un dispiacere a papa Francesco che ci invita a tenere viva la speranza. Mettiamoci in cammino, allora, in questo 2025, fiduciosi di poter contare sempre su un veliero in mezzo al mare a cui aggrapparsi.







