Desio, un incrocio pacifico
P. Emmanuel Adili Mwassa lascia la comunità di via don Milani 2, dopo sei anni. Proseguirà la missione nella Teologia saveriana di Parma. Con questo articolo saluta tutti i lettori.
Gratuitamente Dio mi ha consacrato con i voti religiosi nella famiglia dei saveriani. Mi ha offerto il dono del sacerdozio missionario e gratuitamente mi ha inviato a Desio, dove sono stato accolto, amato, ascoltato. E da Desio porto ricordi incisi nel mio cuore.
Il primo “grazie” è rivolto ai confratelli saveriani che il Signore mi ha messo accanto. Tutti! Un pensiero particolare lo dedico al compianto p. Enrico Di Nicoló, che mi ha insegnato molto. La sua mancanza per la comunità è stato un colpo forte, abbiamo perso un uomo di grande cultura e di grande umanità.
Un secondo ringraziamento lo rivolgo alla Chiesa ambrosiana per l’accoglienza ricevuta. Grazie a don Gianni Cesena, parroco di Desio. È stato per me un maestro, abbiamo collaborato molto bene e mi ha incoraggiato tanto.
Sono arrivato a Desio il 25 ottobre 2015, non sapendo cosa mi stesse aspettando. Avevo tanti sogni che poi si sono tradotti, in concreto, nel programma della comunità. Ma il primo desiderio era una preghiera: fare la volontà di Dio. È l’unica cosa che conta. All’inizio è stato difficile. Venivo dal Congo dopo due mesi dall’ordinazione. Ero carico e pronto a lavorare, a spendere la mia giovinezza. Avevo un fuoco che bruciava. Ma bisognava attivare dei processi. In questo, la comunità mi è stata molto utile. Oggi posso dire che da fare ce n’è fin troppo! Ma tutto è provvidenziale.
Porto con me il volto di Dio che si è rivelato nei volti delle persone incontrate: confratelli, bambini, ragazzi, giovani, adulti, volontari, fratelli musulmani. Due luoghi dell’amore e della Misericordia di Dio: Mombello a Limbiate e la comunità di Fratel Ettore a Seveso. Nei giovani, ho visto una finestra di speranza per il futuro dell’Italia. Sono aperti, si fanno domande, creano spazi di incontro con il diverso. Sono il presente dell’umanità.
Desio è una città “incrocio pacifico” di culture e religioni diverse. I desiani sono un popolo accogliente e attento. A 37 anni sono diventato rettore. Ho ricevuto dimostrazioni di bontà, tenerezza e disponibilità da parte di tante persone, disposte a dare una mano alla comunità dei missionari. Desio brilla della sua dimensione di convivialità delle differenze. Il dialogo interreligioso/interculturale è un tesoro prezioso e la città di Pio XI costituisce, sublimemente, un incrocio di religioni e culture che vivono in pace, grazie al lavoro di tante donne e uomini artigiani di pace.
Il Capitolo Regionale dei saveriani ha scelto la casa di Desio come centro di animazione. Questo dice tanto ed è motivo di grande speranza nello splendido cammino che sta vivendo la diocesi di Milano.
Mi è stato chiesto di prendere servizio presso la Teologia saveriana di Parma, come parte del team formativo, a fianco del rettore p. Mauro Loda. Parma, per noi saveriani, è il centro della spiritualità. È lì che è nato il nostro istituto. È lì che è nato il nostro Fondatore. Tornarci è come ritornare alle fonti (penso alla tomba del Fondatore, alle sue memorie, ai padri ammalati al quarto piano). La nostra famiglia religiosa sta diventando più internazionale e interculturale. L’interculturalità, per noi, è manifestazione del volto di Dio.







