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Penetrare dentro il cuore della foresta vergine dell’Amazzonia è ancora un ideale per i missionari saveriani, che fin dal 1961 hanno annunciato la presenza di Gesù Cristo in queste terre disperse alla “fine del mondo”.

Scrive il primo missionario saveriano, p. Mario Lanciotti (1901-1983), che ha messo piede su queste terre nel lontano 1961: “Ho lasciato la Cina piangendo, ho scelto il Giappone con entusiasmo, ho accettato l’uomo dell’Amazzonia con il cuore che traboccava di gioia, per vivere la mia vocazione missionaria”.

Dentro il cuore dell’Amazzonia si può trovare ancora oggi molta gente buona, “battezzata, ma non evangelizzata”.

La missione di Tomé-Açu

In questa situazione, il nostro amico saveriano p. Ilario Trapletti si trova da dieci anni nella grande missione di Tomé-Açu, distante circa 200 chilometri da Belém, la capitale dell’Amazzonia. Ci sono circa un centinaio di comunità disperse in mezzo alla foresta.

Padre Ilario, un saveriano con 40 anni di esperienza in Amazzonia, sa che non può fare tutto, che non riesce a catechizzare tutta la gente. Ma una cosa ha pensato di fare: costruire una bella chiesetta per ciascuna delle sue comunità cristiane. Ne ha costruite più di ottanta, 82 per la precisione. Grazie anche agli aiuti che una sua nipote Fulvia gli manda, raccolti tra gli amici italiani.

Tutte belle, tutte differenti, tutte frequentate dalle comunità cristiane che, non potendo avere con loro il missionario (ci va una o due volte l’anno), si ritrovano la domenica per pregare e ascoltare la parola di Dio.

Omaggio a san Guido

La penultima chiesetta (l’ultima non arriva mai!) è stata un sogno della sua giovinezza, quando ha scelto di entrare tra i saveriani, fondati dal santo Guido Conforti.

Bisognava fare una chiesa dedicata al santo fondatore, vescovo di Parma e missionario per il mondo.

Ha scelto un villaggio a circa 70 chilometri dalla città di Tomé-Açu, il villaggio di Kurimá, dove circa 200 persone vivono di sussistenza, coltivando riso, granturco, mandioca, frutti tropicali... nel mezzo della foresta vergine.

Non c’è la luce elettrica, l’acqua è dell’Igarapé (un piccolo fiume), le case sono di taipa (fango), ma la gente è semplice, cordiale, aperta, molto più felice di quelli che vivono in città.

Qui anche il santo Guido Conforti si troverebbe a suo agio, come tra le parrocchie dell’Appennino Parmense. Qui padre Ilario, spinto dalla gioia di essere saveriano, ha costruito la sua penultima chiesetta, dedicata a “São Guido”, a “San Guido Conforti”. La vedete nella foto.



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