Dal Messico al mondo, per il Vangelo
Correndo nel fiume d'amore
Martin ha 38 anni. Laureato in ingegneria in Messico, ha studiato teologia a Parma. In estate sarà ordinato sacerdote con altri cinque saveriani messicani.
La mia vocazione coincide con la mia esperienza di fede. Dico "grazie" a Dio per tutto ciò che ha fatto e continua a fare in me. Dio ha preceduto la mia esistenza con il dono del suo amore, che mi ha manifestato attraverso i genitori. Entrambi portano il nome "Guadalupe", che significa "fiume d’amore". L'amore che mi hanno trasmesso e testimoniato con la fede, nella la vita di tutti i giorni. Ringrazio il Signore per loro, per i fratelli e gli amici, che mi hanno aiutato e incoraggiato nella scoperta e nel cammino formativo della mia vocazione missionaria.
In periferia, tra gli emarginati
Come è nata in me la vocazione missionaria? I primi segnali li ho avuti quando sono andato ad abitare nella periferia di Guadalajara, in Messico. Lì ho cominciato a osservare le necessità della gente in mezzo alla quale vivevo. Mi ha aiutato anche la testimonianza del vice parroco: il suo stile di vita, la gioia e la sensibilità nei confronti degli emarginati, dei malati e sofferenti.
Un’altra tappa importante è stata al termine del corso di laurea in ingegneria. Avevo conosciuto alcuni giovani saveriani, studenti di filosofia, che si preparavano ad essere missionari. Venivano nella mia parrocchia per aiutare il sabato e la domenica. Eravamo pentati amici. Mi piaceva il loro stile di vita in comune e la loro fraternità; mi attirava la famiglia religiosa del beato Conforti!
Perché non donare la vita?
Dopo gli studi universitari, il parroco mi invitò a una giornata vocazionale. Mi fecero la proposta di entrare in seminario. Io declinai. In quel momento il mio unico progetto era sposarmi e formare una famiglia.
Ma la grazia del Signore mi aveva già "rapito" perché, a partire da quegli avvenimenti era nato in me il desiderio di essere più sensibile verso gli emarginati e i sofferenti. Avevo cominciato a lavorare con i ragazzi tossico-dipendenti della periferia, nella pastorale sociale e sanitaria e in un gruppo giovanile.
Questi piccoli avvenimenti mi hanno fatto capire che potevo donare la mia vita in modo perso, come missionario, annunciando il vangelo a tutti e, in modo speciale, a coloro che soffrono e non hanno mai sentito parlare di Gesù.
Le porte spalancate
Così dalla periferia di Guadalajara mi sono sentito chiamato ad amare tutto il mondo. Sono andato a bussare alle porte dei missionari saveriani, e li ringrazio infinitamente per averle spalancate e per avermi accolto. Ho un desiderio nel cuore: collaborare per tutta la vita a far pentare realtà il sogno del beato Guido Conforti: "fare del mondo una sola famiglia".
Chiedo a voi una preghiera per me e per tutti i giovani che si stanno formando alla vita missionaria, affinché possiamo restare fedeli alla chiamata del Signore ed essere nel mondo segni di vita nuova, di giustizia e di pace.








