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Dal cielo, p. Rossato scrive agli alpini e a tutti noi

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Padre Graziano Rossato, saveriano di Poiana Maggiore (Vicenza), è salito tra le braccia del Padre la notte del 2 dicembre 2006, a Lungi, in Sierra Leone. Questa lettera agli Alpini è l'ultima lettera scritta da questo mondo. Stava preparando un'altra lettera da inviare agli amici in Italia; ma era rimasta sul tavolo. L'abbiamo pubblicata "postuma" nella prima pagina di questo numero.

Questa lettera rivela il suo animo missionario, pieno di fraternità e amicizia con tutti, capace di ottimismo ed entusiasmo, con cui riusciva a contagiare tutti coloro con cui egli veniva a contatto. Credo non dispiaccia ai nostri lettori se pubblichiamo anche questa "penultima" lettera, anch'essa ambientata a Natale. È come se il missionario ci scrivesse dal cielo...

  • p. Marcello Storgato, sx.

Cari amici, con l’avvicinarsi delle feste natalizie e di un anno nuovo, che ci proporrà ancora tante occasioni per vivere pienamente la nostra esistenza terrena con la consapevolezza e audacia di essere testimoni di Dio, mi faccio vivo per dirvi quanto ho apprezzato (e goduto!) il breve ma intenso incontro con il Gruppo Alpini, poco prima del mio rientro in Sierra Leone.

È stato un momento carico di significato, per ravvivare le ragioni della speranza, unita alla gioia di sentirci in solidarietà con i vicini e i lontani, mettendo in prima fila i più bisognosi e abbandonati. Ho vissuto quell’incontro attorno a una tavolata lunga, con tante buone persone, allegre e piene di vita, come un invito a una testimonianza cristiana sempre più autentica e viva.

Noi missionari siamo i primi ad averne bisogno! Per me è stata un’esperienza indimenticabile e una spinta a un rinnovato impegno missionario.

Ero abituato a ricevere offerte per le nostre opere missionarie da familiari e amici, parroci e parrocchiani, gruppi missionari... Per un progetto di scolarizzazione in Sierra Leone mi hanno dato una mano anche due banche (Pojana M. e Roveredo di Guà). Anche le banche (ovviamente le persone impiegate) possono essere missionarie.

Anche voi alpini mi avete messo in mano una generosa offerta per le missioni. Avete donato il dono della fede in segno di quella solidarietà che si china sul povero, sull’ammalato, su tanti giovani che cercano disperatamente di costruirsi un futuro più dignitoso e umano attraverso la formazione educativa. È proprio la missionarietà che mette insieme l’evangelizzazione e la promozione umana, i due elementi costitutivi della missione. Ed è segno evidente che, dentro ciascuno di noi, custodiamo delle energie profonde, il bene che il buon Dio ha seminato nel nostro cuore e che possiamo orientare a servizio dell’amore, per un cammino solidale di vera pace nella giustizia.

Il santo Natale, che ci stiamo preparando a celebrare, può illuminare la nostra vita quotidiana, perché ci ricorda che Dio è con noi, sempre e ovunque. Siamo cristiani non perché abbiamo aderito a una dottrina, ma perché ci siamo messi alla sequela di una persona, Gesù, che è nostro fratello e compagno di viaggio sulle strade difficili di questo mondo.

Rinnovo la mia profonda gratitudine per la vostra “amicizia missionaria”. Vi siete fatti responsabili nella missione universale della chiesa, che è di fare di tutti i popoli una sola famiglia.

Pensavo agli alpini come ci erano proposti sui testi scolastici: i nostri eroi difensori dei confini della patria, combattendo e, spesso, offrendo la vita. Sentiamo ancora nostalgia e ammirazione... Ma oggi siete in mezzo a noi non per combattere il nemico sulle cime nevose, ma per diffondere una cultura della solidarietà umana e cristiana. Ricordiamoci nella preghiera - Buon Natale e Felice Anno! Con viva riconoscenza,

W GLI ALPINI !

p. Graziano Rossato, sx.



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