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Dal 95mo scalino… L’ultimo battesimo con il femore rotto

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L'8 ottobre 2008 una caduta mi ha provocato la rottura del femore, tre mesi prima del novantesimo compleanno. Cadevo proprio nel giorno fissato per il battesimo di due gruppi di catecumeni in due villaggi della Sierra Leone, dove ero missionario.

La Madonna ha benedetto i miei passi

In quei giorni era in visita un saveriano del Congo: chiesi a lui di battezzarli. Durante la cerimonia il giovane missionario si rivolse a me, che assistevo seduto in carrozzella: "Padre ne battezzi almeno uno!". Uno dei battezzandi si avvicinò a me, e con tanta gioia versai l'acqua della vita. Quel battesimo, amministrato dalla carrozzella, fu l'ultimo della mia lunga attività missionaria.

In quel momento tornai con la mente al primo gruppo di battezzati nel 1955, nella cattedrale di Makeni. Erano 25, un numero grande per la Sierra Leone, a differenza di altre missioni dell'Africa. E mentre venivano battezzati gli altri catecumeni, la mia mente rievocava tutte le corse dei primi anni di apostolato per conoscere i villaggi, i giovani, i capi-tribù; gli sforzi per dare inizio a una scuola che sarebbe diventata fonte di battesimi.

La mia moto (ne ho messo fuori uso cinque!) è testimone dei tanti rosari recitati. La Madonna ha benedetto i miei passi. Dal 1954 fino al 1978 il mio ministero si svolse in tanti villaggi, abitati dai Temne. Dal 1978 al 2008, trent'anni di apostolato nei villaggi abitati dai Safroko Limba, con sede a Binkolo, dove risiedeva il capo tribù.

La chiesa, segno di vitalità

Negli ultimi anni ho avuto come compagni di lavoro i saveriani p. Loroño, p. Brioni e p. Munari, che hanno collaborato allo sviluppo delle comunità cristiane. Prima del mio incidente avevamo presentato al nostro vescovo mons. Giorgio Biguzzi, ben 21 comunità cristiane della zona, ognuna con la propria chiesa.

La chiesa è un segno che la comunità è viva. Perciò ogni villaggio ha la sua chiesa, segno di identità cristiana. La benedizione di una nuova chiesa è festa grande, non solo per il villaggio che l'ha costruita, ma anche per i villaggi vicini. Migliaia di persone accorrono per pregare, per partecipare alla Messa solenne, di almeno due ore, e per concludere con un bel piatto di riso e un buon bicchiere di vino di palma (poyo).



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