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Dopo 14 anni di apostolato intenso in Cina, p. Pietro Uccelli è richiamato in Italia da san Guido Conforti. Deve occuparsi di formare altri giovani alla vita missionaria. Viene perciò mandato a dirigere la “casa apostolica” di Vicenza, voluta e aperta dal santo fondatore dei saveriani il 1° ottobre 1919. Padre Uccelli è lì dal 1921, irradiando la sua santa influenza e simpatia in tutto il Veneto. Con sé, dalla Cina, porta la sua profonda devozione a san Giuseppe, il santo della Provvidenza.

Alle preoccupazioni ci pensa san Giuseppe

A san Giuseppe egli affidava tutte le sue preoccupazioni. Nelle sue lettere così scriveva:

“San Giuseppe è l'economo di questa casa, e se vedesse come provvede bene! Inculchi e propaghi la devozione a questo caro santo, e ne vedrà effetti sorprendenti…”.

“Ho un po' di grattacapi, ma san Giuseppe ha l'incarico di pensarci lui”. “Ho molti pensieri, ma li addosso tutti a san Giuseppe e lui sa sbrigarmi ogni affaretto per quanto difficile e intricato che sia”. “Mettiamo tutto nelle mani di san Giuseppe perché ci pensi lui”. “Sono in mezzo a mille pensieri per le scuole, ma anche qui san Giuseppe aiuta in modo particolare”.

“La Provvidenza quest'anno non è così visibilmente generosa come negli anni precedenti. La ragione è chiara: la campagna non ha dato quasi nulla ad eccezione del frumento. I ragazzi sono 49, i formatori e le suore 12, e poi non passa giorno senza che non ci sia qualche ospite. San Giuseppe, pensateci voi! Ecco il mio sicuro rifugio”.

“San Giuseppe ne ha fatta una grossa…”

San Giuseppe rispondeva alle sue richieste con continui benefici. Così si esprimeva il devoto p. Uccelli. “Per il cibo è san Giuseppe che ci pensa”. “Godo dirle che san Giuseppe ne ha fatto una grossa, come è solito lui”. “San Giuseppe è sempre con noi generosissimo”. “Sono tornato qui ove tutto trovai in buon ordine. San Giuseppe aveva già pagati i debiti”. “San Giuseppe ci aiuta sempre in modo quasi portentoso e ne sono commosso. Viviamo in 62 persone, e non stentatamente, e tutto per la validissima protezione del nostro amatissimo san Giuseppe”.

“Qui tutto benino. San Giuseppe mi ha pagato un mese di pane. Che sia sempre benedetto!”.

“La metto a parte di una mia gioia, o meglio di una grande grazia di san Giuseppe. Oggi stesso ho potuto riscuotere quelle 20.000 £ di cui le parlai l’altra volta e che quasi quasi disperavo di poter avere. Quanto è buono il Signore e quanto potente è il patrocinio di san Giuseppe, a cui avevo raccomandato e affidato l'affare. Mi aiuti a ringraziare il Signore e san Giuseppe…”. “La casa va bene, ma bene davvero, materialmente parlando. E lei ne dubita? Creda pure che san Giuseppe anche in mezzo a tante miserie ci manda avanti con mano sicura. Quanto debbo a questo gran santo! Lo ringrazi anche lei per me…”.

Insomma, per p. Uccelli, rettore della casa saveriana di Vicenza, oltre a essere il santo patrono della chiesa universale, san Giuseppe era diventato “il nostro munifico economo, il nostro patrono speciale, il nostro particolarissimo protettore”.

Dal diario della casa saveriana di Vicenza

Nel diario in cui venivano annotati fatti di cronaca quotidiana della casa di Vicenza, troviamo scritte cose davvero inverosimili. Vi leggiamo esplicitamente che "San Giuseppe ci manda…nove quintali di vino; sei quintali di granoturco; il telefono, senza pagare neppure la tassa occorrente per l'uso; settantasei quintali di lignite; un carro di carbone per la cucina; un intero servizio da cucina in rame; quattro belle lettiere di rete metallica; due carri di legna da ardere; dolci, riso, marmellata e un grosso pacco di tessuti di varia specie; un po' di frumento; quattro forme di formaggio; generi alimentari in natura...”.

San Giuseppe provvede anche ad altre cose, come: “lo sfondo per il presepio; copiose offerte; oltre tutto il resto, anche i dolci; una bella pianeta nuova per la Messa; l'aureola d'oro per il Bambino Gesù e per san Giuseppe: tutto dono, sia l'oro sia il pagamento della manifattura…”. In una parola, c’è “ogni ben di Dio”.

Alcuni interventi sono registrati con particolare precisione: “Verso le 10, trovandoci senza pasta, p. rettore manda il fratello Dall'Armi a portarne alcuni pezzetti davanti a san Giuseppe. Dopo neppure 3/4 d'ora, san Giuseppe ce ne manda alcune casse da Arzignano per mezzo di una benefattrice dell'istituto”. E ancora: «Dopo le funzioni del mattino, trovandoci ancora senza pasta, il rettore ne fa porre qualche pezzetto davanti a san Giuseppe, e poco dopo ce ne arriva quasi mezzo quintale”.

 “Sorella, lei ha sbagliato porta!”

Racconta p. Ermanno Zulian nel suo libro: “La buona suora cuciniera era molto preoccupata quella mattina. Aveva visto p. Uccelli passare sotto il portico dopo la colazione e glielo aveva detto: «Padre, cosa mettiamo oggi al fuoco?». «Perché, sorella?». «Perché non abbiamo niente in dispensa, proprio niente!». «Ah, corbezzoli! Fino a mezzogiorno ce n’è ancora del tempo! Si preoccupa tanto, lei? Abbia fiducia, vedrà!».

Ma il tempo passava ed era giunta l’ora di metter su qualcosa per il pranzo. La suora si affacciava alla portineria a ogni scampanellata sperando che entrasse la befana. Ma… niente. Allora andò dal Rettore, disperata, bussò alla porta della sua stanza: «Padre, dunque cosa facciamo?». «Cioè? Dica, dica pure!». «Ormai arriva mezzogiorno e le pentole sono ancora vuote». «Ah, sorella, lei ha sbagliato porta! Ha sbagliato porta, sa! Vada in saletta da san Giuseppe a dirlo a lui!».

La suora andò davanti alla famosa statuetta, ma non arrivò al terzo Gloria Patri che il campanello squillò. Si precipitò lei stessa ad aprire ed entrarono cinque operaie della soffieria di S. Croce con una cesta piena di pasta, mezzo sacco di riso, del pane, una grossa bottiglia d’olio e persino venti chili di sale” (Gioia di fare il bene, p. 89-90).



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