Cronaca di un’ordinazione
All'inizio di questo articolo la mia testa è confusa… Sono tanti gli eventi, le gioie, le emozioni. E tra le tante cose c'è sempre l’immancabile “grazie”. Grazie a Dio per aver fissato il suo sguardo misericordioso su di me, chiamandomi a essere sacerdote missionario. Non ha contato i miei peccati, ma ha avuto compassione di me e mi ha scelto per annunciare il vangelo.
Grazie alla famiglia saveriana che mi ha accolto e mi ha fatto crescere nella fede. Grazie a tutti i formatori che mi hanno avuto come studente. Grazie ai miei genitori per l'esempio di vita cristiana e per l'ottima educazione che mi hanno dato.
Una lunga preparazione
Ho lasciato l'Italia per il Congo il 9 luglio scorso. Ho partecipato agli esercizi spirituali predicati dal vescovo che mi ha ordinato sacerdote. Dopo questa settimana di grazia, vado a Mwenga per salutare i miei genitori. Vado anche a Kitutu, per salutare i confratelli e per rivivere l'esperienza fatta nel 2003 prima di entrare tra i saveriani. Dopo i saluti a genitori e amici, decido di ritirarmi nella casa saveriana a Bukavu per dedicarmi di più alla preghiera.
Venerdì 21 agosto parto per Mwenga con p. Faustino Turco, superiore dei saveriani in Congo. In viaggio preghiamo, cantiamo, balliamo anche stando seduti! Sento che ormai il momento dell'ordinazione sta arrivando: sono silenzioso, prego di più, chiedo alla Madonna di aiutarmi, di intercedere per me.
Tutta la parrocchia mobilitata
A Mwenga siamo accolti dai seminaristi diocesani che svolgono il loro stage. La parrocchia è piena di ospiti. Alle 21 chiedo a p. Faustino di accompagnarmi a salutare i miei. Tutta la casa è in festa: lo è da tre giorni e io mi sento in imbarazzo. Ci vengono incontro. Parliamo un po’ e poi torniamo in parrocchia.
Sabato mattina è giorno di ritiro spirituale, guidato da p. Faustino. È un momento bello, di amicizia, ma soprattutto di commozione. Pensavo: quanto è grande il sacerdozio, e io sono piccolo! Torniamo in parrocchia, ma io continuo il ritiro. Alle ore 15 arriva il vescovo. La Messa viene celebrata all’aperto. L’impianto si fa sentire, i cori hanno passato tutta la giornata a fare le prove. Si respira ovunque un’atmosfera particolare.
Preghiera, confessione e… doccia
La notte tra sabato e domenica 23 agosto è molto lunga. È una notte di stupore, di preghiera e ringraziamento. Alle 5 del mattino vado a pregare nella chiesa della parrocchia. Incontro un sacerdote e iniziamo a parlare. Mi dà qualche consiglio riguardante il sacerdozio e io lo ringrazio. Rimango in chiesa fin verso le 7, poi mi confesso, faccio la doccia e sono pronto per la processione.
La Messa iniziata alle ore 9. La piazza è stracolma, ma non saprei dire quante persone, forse più di duemila. Durante la celebrazione si canta e balla con tutto il corpo.
Nella sua omelia il vescovo spiegato il senso del sacerdozio: il sacerdote è uomo di preghiera, umile, coraggioso, che mette al centro l'Eucaristia.
Dio si fida di noi!
Dopo l'omelia arriva il momento culminante del rito. La grazia di Dio è scesa su di me, con l'imposizione delle mani del vescovo mons. Sebastien Muyengo. Dio mi rende sacerdote - missionario. Il giorno dopo celebro la prima Messa nella chiesa parrocchiale.
Grazie a tutti i saveriani, a tutti gli amici, alla parrocchia di Mwenga che ha partecipato e mi ha dimostrato il suo affetto. Dio si fida di noi, e si è fidato anche di me.
Chiedo un cuore umile, comprensivo, aperto alla preghiera, che allontani da me la superbia e l'arroganza.





