Crocefisso d'amore: Meglio parlarne con fede
Varie persone mi hanno chiesto: "Anche voi missionari siete contrari al Crocefisso nelle scuole?". Alcuni dicono: "Meno se ne parla, meglio è". Il silenzio può significare assenso, secondo il detto: "chi tace, acconsente". Ma può anche esprimere dissenso oppure mostrare indifferenza. Meglio perciò parlarne, e in modo chiaro.
Laicismo e laicità
Qualcuno ha detto che il Crocefisso nei luoghi pubblici è "un attentato alla laicità dello Stato". Occorre distinguere tra laicità e laicismo e capirne il significato. Le due parole sono diverse, sia nel significato sia nell'origine e storia.
La laicità è un principio caratteristico della cultura occidentale ed ha radici cristiane. Si potrebbe dire che sia una parola moderna di quanto Gesù ha affermato: "Dare a Cesare quel che è di Cesare e dare a Dio quel che è di Dio". In questo senso, la pratica socio-politica e la pratica religiosa sono distinte e autonome, ciascuna con una loro dignità, ma non tra loro contrapposte; anzi sono rispettose l'una dell'altra.
Il laicismo, invece, ha radici nel movimento anticristiano e si rifà anche alla lotta contro la chiesa cattolica, in nome di una libertà che tende a contrastare l'esistenza o l'espressione pubblica della fede e della religione.
Una storia che si ripete
Già nel 1912, il ministro massone dell'Istruzione, Credaro, aveva fatto togliere il Crocefisso e abolito l'insegnamento della religione nelle scuole primarie di Stato. Da allora, ogni tanto si levano voci di chi vorrebbe che il Crocefisso venisse tolto dai luoghi pubblici.
Per ora si parla soprattutto delle istituzioni scolastiche. Ma si accontenteranno? Non lo vorranno togliere anche dalle facciate delle chiese, dalle tombe dei cimiteri, dai cortili e dalle piazze, dai sentieri alpestri, dai frontespizi delle case ... e perfino dalle catenine al collo dei credenti? Dobbiamo constatare che accanto al fanatismo religioso esiste anche un fanatismo anti-religioso.
L'umanità sofferente
Anche nei recenti dibattiti, ci sono state persone che hanno riconosciuto nel Crocefisso il "simbolo dell'umanità sofferente". Non è poca cosa! È già una conquista dello stesso Crocefisso.
Mi pare degno di lode che il simbolo cristiano sia accettato per quello che di profondamente umano ha insegnato agli uomini: l'amore anche ai nemici. Non vedo in questo una strumentalizzazione del Crocefisso.
Dovrebbero riconoscerlo anche coloro che vorrebbero togliere il segno cristiano dalle aule o dai luoghi pubblici, per paura di offendere o di urtare la sensibilità dei credenti di altre religioni.
È questione d'amore
Questi dibattiti controversi non sono nuovi, neppure per il Signore Gesù. Gesù è abituato a sentirne di tutti i colori, già dal momento in cui fu messo in croce. Sul Calvario, davanti a Lui, c'era chi gli gridava di scendere dalla croce; chi lo prendeva in giro perché pregava il Padre suo celeste; chi lo insultava perché stava zitto e non rispondeva a tono; chi gli rendeva la sofferenza del martirio ancora più atroce...
Ma fu proprio vedendo il modo in cui Cristo sopportò la morte sulla croce, che un testimone si inginocchiò e, convertito, disse: "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!". Nessuno può pretendere che l'ateo o il credente di altre religioni adori nel Crocefisso il Figlio di Dio. I cristiani ci credono e hanno il diritto-dovere di testimoniare la propria fede, anche pubblicamente, senza vergognarsi o provare pudore.
Alla fine, il cristiano non ha paura neppure se il Crocefisso venisse tolto da qualche luogo ... Ve lo porterà di nuovo, per altre vie, non in forza di una legge, ma per l'intrinseco valore dell'amore di Cristo, di cui non può fare a meno, perché ci crede. Spero di essere stato chiaro. E se per qualcuno non sono stato convincente, pazienza!








