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Giacomo, il terzo del famoso trio comico con Aldo e Giovanni, ha scritto questo racconto (pubblicato su Avvenire, il 25 marzo 2017) sulla sua infanzia trascorsa in oratorio, per far crescere non l'altezza, ma il cuore. Chissà se qualche ragazzo di ieri ci si ritrova e se qualcun altro potrà spiegarci cosa succede oggi.

Pensate che io sono il testimonial della campagna “Cresciuto in oratorio”, ma gliel'ho detto al cardinale: “Guardi che in tutta la mia vita non sono riuscito a superare il metro e 60”. Ma torniamo al nostro tema: che meraviglia l’oratorio! Nel mio c’era di tutto: il calcio balilla, il ping pong e il bar con la gazzosa. Ma la cosa straordinaria era il campo da calcio in erba da 11 giocatori! L’unico problema è che lì sopra ci giocavamo in 280, ossia tutti i bambini del paese dai 6 ai 13 anni.

L’arbitro di quelle partite era il don, che alle 17 fischiava la fine delle competizioni e ci trascinava tutti e 280 in cappella. Lì abbiamo imparato i Dieci comandamenti, i sette vizi capitali, le 4 virtù cardinali, le tre virtù teologali e i sette doni dello Spirito Santo. Tutti abbiamo imparato, tranne Martignoni che faceva un gran casino tra speranza e temperanza, tra prudenza e sapienza; per non parlare dei 10 comandamenti, ne sapeva solo 3. Allora don Giancarlo si innervosiva e diceva che Martignoni, nonostante fosse un somaro, sarebbe andato in Paradiso: perché lì non ci vanno solo i santi, ma anche i somari; l’importante è avere il cuore buono.

Alle 14, don Giancarlo apriva la porta dell’oratorio e tutti entravano, urlando a più non posso. Il don riusciva a contarci uno a uno. Tutti i bambini stavano al sicuro fino alle 18, nessun pericolo si sarebbe abbattuto su di loro.

Il don del mio oratorio aveva quasi sempre la faccia imbronciata e tutti pensavano che a lui il buon Dio non avesse distribuito il sorriso. Ma quando, due volte l’anno, don Giancarlo apriva il teatrino il suo viso si illuminava. Amava più Pirandello e Goldoni di san Pietro e Paolo, e il suo sogno era creare una compagnia teatrale amatoriale. Ci riuscì ed io debbo la fortuna di aver scoperto il gioco meraviglioso del teatro grazie a lui.

Ai miei tempi con la scusa che gli oratori funzionavano bene, i genitori non avevano bisogno di assumere le tate e di iscrivere i figli ai corsi di judo, nuoto, tennis, rugby ed equitazione… Non contenti, poi, questi genitori li mandano a ripetizione di inglese e poi in Scozia per una full immersion. Il risultato? Che i genitori si lamentano perché non riescono a comunicare con i loro figli. Per forza, i figli parlano inglese e i genitori in italiano…

Don Giancarlo era la tata dei ragazzi del paese. Tutti lo temevano, ma tutti si sentivano al sicuro quando c’era lui, anche quando si andava in pullman a fare le gite. Correva avanti e indietro lungo il serpentone dei ragazzi per assicurarsi che ci fossero tutti e che nessuno dicesse parolacce. Ogni tanto menava qualche scappellotto, ma bonariamente.

Oggi, siete a San Siro in quanto futuri cresimandi, per ascoltare il nostro amato papa al quale potrete chiedere tutto quanto riguardo la Cresima. Lui vi dirà che la condizione per ricevere la Cresima è confermare la volontà di essere dalla parte di Dio, di essere un giocatore della sua squadra.

E vorrei rassicurare tutte le mamme: all’oratorio non si va per diventare alti un metro e 80, all’oratorio si va per far crescere il cuore.



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