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Così ricordo ''Barbe Dino'', Costruttore di rapporti sinceri

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Papà Dino, conosciuto da tutti come "Barbe Dino" (zio Dino) era nato il 1° agosto del 1928. Il suo sorriso semplice e gioioso nascondeva la gioia della vita; una gioia costruita sin dall'infanzia sul dolore e poi sul sudore del lavoro. Aveva solo un anno, quando rimase orfano di padre. Infatti, nonno Agnul morì in un incidente, ma lui aveva ribaltato questa condizione in un atteggiamento di ricerca di vita piena, di amore per la vita fino agli ultimi istanti.

Ha costruito tante case

Dopo un breve periodo all'estero in Lussemburgo, tornato in Italia, aveva aperto una piccola impresa di costruzioni. Amava la natura, gli animali, la campagna, il lavoro, la famiglia e l'amicizia. Era costruttore di rapporti sinceri, basati sulla parola. Era una persona di famiglia e per questo tutti, non solo i nipoti, lo chiamavano "Barbe Dino".

Tante persone, al suo funerale, mi hanno ricordato che la loro casa era stata costruita da lui ed erano venute per salutare un uomo onesto, capace d'andare incontro alle difficoltà di tante famiglie. Il terremoto del 1976, infatti, lo aveva portato a dover rispondere a tanto lavoro. Ma la sua risposta non è stata solo tecnica, ma anche e soprattutto umana.

Il vino dell'amicizia

Dopo la mia ordinazione sacerdotale nel 1981 e il matrimonio di mia sorella Lucia, pian piano aveva chiuso l'attività edile e, tanto per non stare "con le mani in mano", aveva avviato una piccola azienda agricola. Ancora molti lo ricordano, lui piccolo, su un vecchio e grande trattore rosso che gli aveva meritato il soprannome di "Schumacher".

Il suo vino - Verduzzo, Piccolit, Tocai - è andato per il mondo intero, grazie ai missionari che venivano a trovarlo. Era "il vino dell'amicizia", diceva. A un signore venuto per comprare il vino, un giorno ha detto: "Potrai tornare a berlo qui in cantina, quando vuoi e quanto ne vuoi; ma non posso quantificare in soldi la passione messa per questa bottiglia".

Lo scorso anno gli era stato diagnosticato un tumore alle ossa. Gli ultimi mesi di vita sono stati i più dolorosi, ma vissuti assieme al Dio della vita. Quando gli telefonavo da Taipei, chiedendogli come stesse, lui mi rispondeva: "Sono un po' stanco, sento un po' di dolore, ma se va avanti così... ringraziamo il Signore".

Ha trascorso le ultime tre settimane in ospedale. Ci siamo organizzati per stargli vicino durante le notti; all'alba, lo abbiamo visto sul letto del dolore che faceva il segno di croce per iniziare il giorno con Gesù, l'unico che poteva aiutarlo in quella situazione.

Il 7 marzo papà, "Barbe Dino", è partito per il cielo, da quel Gesù cercato, voluto e seguito per tutta la vita.



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