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Cosa significa Evangelizzare: Unità nella diversità

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Sbarcando in Sierra Leone, parecchi anni fa, quasi inciampai nel bel mezzo di uno dei tanti mercatini locali. Soddisfazione e perplessità mi assalirono in contemporanea. Soddisfazione perché subito agli inizi sperimentavo in diretta e dal vivo la vivacità rumorosa e folcloristica dei miei africani: chiacchiericcio e movimento da mozzafiato.

C'era chi teneva la sua merce ben allineata, mentre altri la tenevano alla rinfusa, o la reclamizzavano tenendola appoggiata, chissà come, sulla testa. Il gridio spesso era bruscamente interrotto da urla scomposte, un modo per attirare l'attenzione dei possibili clienti, accettato da tutta l'assemblea come fatto naturale.

Perplessità, perché in quel pigia pigia col sottofondo descritto non riuscivo a raccapezzarmi; infatti mi sembravano tutti uguali;  avevo l'impressione di essere testimone di una colossale clonazione naturale. Con il tempo la reazione si attenuò, e scomparve del tutto dopo alcuni giorni.

Mi capita spesso di fare la stessa esperienza anche in Italia. In città incontro molta gente: raramente ci si saluta; tutti assorti nei propri pensieri o affari; se poi fai una visita alla fiera del Santo Protettore, in mezzo ad una folla curiosa, ti sembra, nello spingersi e spostarsi per ottenere un passaggio tra le bancarelle, di nuotare contro corrente in un fiume in piena. Tutti guardano, toccano assaggiano e se ne vanno e non ti degnano di un sorriso.

È un'impressione penosa che provo spesso anche nelle nostre funzioni liturgiche: nella chiesa affollata tutti pregano, cantano, ma chiusi nei loro sentimenti. A funzione finita ognuno se ne va per i fatti suoi, spesso senza scambiare un saluto. C'è, quasi, la paura di essere e di aprirsi come sarebbe giusto; nessuno deve sapere il mio vero essere: ne sono geloso, e chissà perché!

La nostra società, sotto l'azione dei mass-media, insensibilmente, sta clonando moralmente e socialmente i suoi membri, imponendo a tutti la stessa maschera fatta di usi e costumi, vestiti, modo di pensare e di scegli ere, moralità, desunti da alcuni esemplari ben costruiti; sono come una scheda lasciapassare: se per caso non ce l'hai, ti trovi confinato ai margini della società stessa.

Ripensando al tempo trascorso in Africa, mi viene in mente un episodio significativo. A quei tempi, nessuno sfidava il buio della notte; tutti temevano il devii (diavolo) che girava di notte. Se esci, cerca di ben illuminare il sentiero.

Una sera avevo proprio bisogno di andare nel garage; avevo a disposizione una lampada eccezionale; aprii la porta e illuminai il sentiero. Proprio come temevo vidi, steso di traverso, un bel cobra lungo almeno due metri. Richiusi in fretta la porta e per quella volta lasciai in pace il garage.

Il buio appiattisce tutto; solo il sole ti dà colori e dimensioni di quanto ti circonda. Credo che il nostro malessere socio-culturale sia proprio tutto qui: la maschera o la clonazione impostaci in qualsiasi modo toglie all'uomo la sua libertà, cioè quella di essere se stesso fino in fondo, senza paure per la sua diversità. Tanti pezzi uguali non fanno un quadro, ma tante diversità ( e siamo in sei miliardi!). poste insieme formano comunità, famiglie, nazioni, l'umanità tutta.

Naturalmente, per ottenere un bel quadro, ci vuole intelligenza, pazienza e tanto amore. Il missionario piace perché è uno diverso, è un se stesso che porta la vera luce, Cristo agli uomini, predicando un mondo nuovo, senza inganni. Ha lasciato tutto per mettersi a disposizione della vera luce, e in questo progetto ha scommesso anche la sua vita.



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