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Il samaritano di Kinshasa, Com’è possibile che accada ancora?

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Ringrazio p. Rino Benzoni per avermi girato la testimonianza di Simon Koroma, un giovane sierraleonese che si trova nella casa del noviziato saveriano a Kinshasa, in Congo. Il giovane ha saputo del terremoto negli Abruzzi e manifesta la sua solidarietà per le vittime e per la popolazione colpita.

Poi racconta l'esperienza vissuta lo scorso giovedì santo, 9 aprile 2009.

"È la prima volta che mi capita: un povero papà abbandonato è morto tra le mie braccia per fame e sete. Il mattino di giovedì santo, il mio maestro p. Mario mi ha mandato a portare un dono ai bambini e ai vecchi abbandonati e infermi, ai quali dedico un po' di tempo e attenzione il sabato e la domenica. Tornando verso casa, poco dopo le 12, ho incrociato un uomo svenuto a terra e agonizzante sotto il caldo.

Mi sono subito affrettato cercando di fare qualcosa. Mi sono rivolto agli operai che stavano lavorando sulla strada, vicino all'uomo moribondo: niente da fare. Ho pensato di chiamare la polizia; ma loro erano impegnati a estorcere soldi dai conducenti e non avevano tempo per il pover'uomo. Ho allora cercato qualcuno delle tante organizzazioni internazionali. Ho visto arrivare una macchina dei medici dell'Onu: li ho fermati e ho spiegato l'accaduto. Sfortunatamente, non avevano gli strumenti con loro e hanno continuato per la loro strada. Avrebbero almeno potuto prendere l'uomo e portarlo al centro medico più vicino...

Alla fine, grazie alla Provvidenza, ho visto passare il mio maestro, che stava tornando a casa. Gli sono corso incontro e l'ho fermato spiegandogli il caso. Abbiamo caricato l'uomo sulla macchina e l'abbiamo trasportato al servizio medico della Croce Rossa. Ma il poveretto è morto tra le mie braccia, dopo aver bevuto alcuni sorsi d'acqua fresca. Ho cercato nelle tasche. Aveva solo un piccolo libro di preghiere e il numero di telefono del figlio, che l'aveva abbandonato.

Mi domando: come può essere che qui si muoia di fame e di sete?

Forse manca l'impegno da parte dei governanti, dei politici, delle organizzazioni umanitarie. È una sofferenza che affligge non solo i poveri, i carcerati, i bambini abbandonati e gli anziani, ma anche giovani e adulti che hanno un diploma e un lavoro. A Kinshasa la fede cristiana ha una forte influenza, ma mi rendo conto che qui c'è anche tanto dolore.

Mi hanno colpito le parole del mio maestro: «Se non mi fossi fermato, sia pure per un tentativo estremo, sarei stato come il prete della parabola evangelica». La stessa cosa sarebbe stata per me, se avessi ignorato quel fratello moribondo sulla strada. Il Signore risorto lo accolga nel suo regno di misericordia".

  • Simon Koroma

Il racconto del giovane africano Simon, che si prepara a diventare mio confratello missionario, mi commuove. Anch'io, ogni giorno, mi faccio la sua stessa domanda: Com'è possibile che si muoia di fame e di sete? Che si muoia sulle strade e per le vie di mare? Che si respingano "i disperati", senza neppur chiedere i loro nomi, guardare i loro volti, ascoltare le loro ragioni?

Sento dire che tutto questo è possibile "per guadagnare qualche voto in più...". Sarà davvero un "guadagno"? E alla fine, "che giova a un uomo (o a un partito) guadagnare il mondo intero...", ma perde la propria umanità? Il vero samaritano non ha paura: vede, si avvicina, sosta accanto a ogni fratello che stenta a vivere per fame e sete, e per mancanza di amore. Ancor più in tempo di crisi, e di... elezioni!



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