“Ciò che risparmio sia per loro”
P. Angelo Pansa ha ritrovato una pagina sui funerali di Sandra Pierobon, con i commenti del vescovo Frosi e del fratello p. Alberto. Si lega al racconto pubblicato sopra.
Da tempo Sandra Pierobon aiutava il fratello missionario dall'Italia. Un giorno, va in Brasile a spendere i quattro mesi di vacanza a fianco dei poveri. Ha voluto vedere di persona, toccare con mano, condividere.
A prezzo della vita. Dopo aver perso il battello a motore che l'avrebbe condotta a Belèm, i saveriani hanno insistito perché viaggiasse il giorno dopo con un piccolo aereo, ma Sandra rispose: “Desidero viaggiare come viaggiano i nostri poveri; ciò che risparmio sia per loro”.
Il popolo semplice e povero di Acarà sostò in preghiera per varie ore nella bella chiesa parrocchiale dinanzi alla salma di Sandra, quest'anima bella che aveva lasciato loro tanti esempi di fede, di bontà e di serenità.
Un nuovo martirio, un nuovo dolore per il fratello p. Alberto. Questi piange la sorella amatissima e scrive: “La tragedia avrà ripercussioni per tutta la mia vita” (mons. Angelo Frosi, sx).
P. Alberto racconta l'accaduto in una lettera del 20 gennaio 1974: “… Sandra era venuta in Brasile per vedere e per sentirsi missionaria nel senso più profondo della parola. È arrivata improvvisamente, stavo lavorando nella costruzione della chiesa del Guamà e me la sono trovata là assieme a p. Terzoni. Voleva vivere con me un po' di tempo, ma subito è avvenuta la separazione.
La mia malattia mi ha obbligato a partire per Curitiba. Lei mi ha accompagnato in questo viaggio, ha visitato le nostre opere nel sud, poi è ripartita per Acarà, che chiamava la mia casa. Era a disposizione della parrocchia, dei poveri, si era perfettamente inserita nella comunità, era felice. Aveva deciso di essere in Italia per il giorno dei morti e aveva preparato tutto per il viaggio.
È partita verso le tre del mattino, prendendo posto dietro al guidatore. Un po’ per la solita eccessiva velocità, un po’ per i postumi di una notte di bagordi dell’autista, l'autobus è finito nel rio Capim facendo un volo di 20 metri. Il conducente era stato avvisato per tre volte rallentare in prossimità del fiume, ma non ha ascoltato nessuno.
Nell'impatto con l'acqua, Sandra ha battuto violentemente il mento contro la barra di separazione dall'autista ed è morta sul colpo. Sandra è stata recuperata grazie all'eroismo di p. Pansa. Lui ha trovato l'autobus, lui l'ha legato ed estratto.
Ho avuto un collasso terribile. Ho impiegato circa venti giorni per ritrovare la serenità e la pace. Ero completamente smarrito, distrutto nel mio mondo affettivo… Ritengo che questa sia la volontà di Dio. L'essenza della nostra vocazione è la donazione di sé per la causa di Dio. Questo pensiero ha il predominio sui sentimenti e mi è fonte di pace e di energie per continuare a donarmi (padre Alberto Pierobon).







