Ci mantengono in vita: Martiri di ieri e di oggi...
Dopo quattro secoli di silenzio, 188 martiri giapponesi ci raccontano la loro storia di fedeltà a Cristo e alla chiesa. Diventano testimoni credibili davanti a tutto il mondo, con la loro "beatificazione" a Nagasaki il 24 novembre 2008. Il "secolo cristiano" del Giappone si era trasformato in "secolo dei martiri". Parliamo di quattro secoli fa, all'inizio dell'evangelizzazione di quella grande nazione. Uno storico giapponese nel 1714 stimava il numero dei cristiani martirizzati fino a trecentomila!
Ufficialmente riconosciuti e venerati nella chiesa sono già 437.
Sono tanti 188. In capo alla lista c'è il gesuita giapponese p. Pietro Kibe, ultimo sacerdote clandestino martirizzato nel 1639. Ma il gruppo dei 188 si distingue per due caratteristiche: 183 sono laici, di cui 60 donne, 33 giovani sotto i vent'anni, e 18 bambini con meno di cinque anni. Inoltre, intere famiglie hanno subito il martirio, come la famiglia di Kumamoto con 9 martiri. Solo una fede profonda e convinta può portare a tanta forza d'animo!
Su iniziativa dei saveriani che lavorano in Giappone, abbiamo voluto "celebrare" il riconoscimento ecclesiale di questi martiri, dedicando a loro le pagine interne di questo numero e facendo dono a tutti i lettori di "Missionari Saveriani" dell'inserto "Giappone, il secolo dei martiri". È un dono per voi, in anteprima. Per dimostrare a voi la nostra stima e riconoscenza; e alla nazione giapponese la nostra comunione nell'amore di Cristo.
Ancora oggi i cristiani salgono alla ribalta, per essere perseguitati in varie nazioni del mondo, e ancora nell'immenso continente d'Asia, dove Cristo è nato, ha predicato il vangelo, è stato crocifisso ed è risorto.
In questi mesi, è l'India il Paese maggiormente quotato nel martirio, con centinaia di cristiani uccisi, migliaia di fuggitivi, e chiese, conventi, scuole e centri sociali dati alle fiamme. In fondo, il vero motivo della persecuzione è la consolidata testimonianza di amore e rispetto verso gli ultimi - intoccabili fuoricasta - contesi da una fazione della "casta pura", in una società ancora stratificata.
L'accusa di condanna? Sono cristiani: "mendicanti, convertiti per convenienza". Gandhi, il grande uomo di pace destinato egli stesso al martirio, aveva cercato di riscattarli e li aveva chiamati "Harijon, figli-di-Dio". Il massimo poeta indiano Tagore aveva imparato e insegnato ad abbracciare nel suo spirito l'ideale dell'amore cristiano e dell'armonia hindu. Ma c'è gente che resiste ai buoni esempi; e ancora uccide.
Il Peer Chisti, asceta musulmano di Jessore in Bangladesh, agli invidiosi che si lagnavano perché i missionari, difendendo e aiutando i tribali e i fuoricasta li inducevano a farsi cristiani, ha risposto: "E come possono i poveracci convertirsi alla vostra religione, se li trattate male? Perché non fate anche voi le opere di carità dei missionari?". Non siamo cristiani di convenienza; siamo cristiani della carità!
E la carità, alla fine, convince!








