"Chiese sorelle e popoli fratelli"
Il tema del Convegno Ecumenico tenutosi a Genova lo scorso novembre al teatro Carlo Felice, organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio, in collaborazione con l'Arcidiocesi, sia di buon auspicio per l'inizio del Terzo Millennio, poiché ci indica i cammini di speranza da percorrere.
Genova, che è stata nei secoli, città di incontri tra Oriente e Occidente, continua anche oggi ad essere come ieri "porto di rifugio e lanterna di luce" con l'incontro ecumenico, inaugurato dal card. Dionigi Tettamanzi, dal Patriarca siro-ortodosso di Antiochia Ignatius Zakka I, dal card. Roger Etchegaray e dal Patriarca greco-ortodosso di Antiochia Ignatius IV Hazim, sul tema "Chiese sorelle e popoli fratelli".
I cristiani si incontrano alle soglie del Terzo Millennio per preparare attraverso il dialogo l'unità dei cristiani in questa tappa del lungo cammino verso l'unità di fede e carità, in un incontro di conversione e di dialogo perché tutti i cristiani dell'Occidente e dell'Oriente non siano più stranieri ma fratelli e sorelle.
Il card. Tettamanzi ha inaugurato il Convegno dicendo che è bello che i fratelli si trovino insieme a vivere l'amicizia che il Signore ci dona nella sua "domus ecclesiae" per convertirsi al messaggio del Vangelo intorno a Gesù nostra salvezza e speranza.
Il patriarca Zakka si è chiesto: "Quando cadrà il muro dell'egoismo che ha diviso le Chiese ? Quando i cristiani si uniranno a Cristo? Quando cadranno le scaglie dai nostri occhi per vedere il fratello in Cristo? Perché solo se cade il muro dell'egoismo possiamo vederci".
Ha detto che il Papa nei suoi viaggi crea l'unità della Chiesa portando la fiaccola del Vangelo. Il card. Etchegaray ha sottolineato che il primato di Pietro nella Chiesa è ministero di unità, ma oggi si vede come ostacolo all'unità della Chiesa. Il primato del vescovo di Roma, successore di Pietro, è un primato di servizio nell'unione della fede e della carità perché la Chiesa sia una.
Il patriarca Ignatius IV ha ricordato che il Signore è venuto per la salvezza di tutto l'uomo, e che il peccato è sul piano del vissuto umano. Occorre riconoscere l'esistenza delle altre Chiese. Non possiamo ignorare il fratello, la presenza della Chiesa ortodossa per realizzare l'unità. In Oriente i cristiani fra i musulmani sono una minoranza, ma ogni giorno si incontrano, si guardano, si rispettano. La storia è stata un cimitero. Invita ad amare colui che incontriamo ogni giorno perché nessuno sia estraneo l'uno all'altro.
Il professor Riccardi della Comunità di Sant'Egidio ha evidenziato nel suo discorso di inaugurazione che la guerra è la madre delle miserie umane e compagna dell'uomo. Il demone della guerra si insinua nelle divisioni umane e dal '90 ha causato 5 milioni di morti, 3 milioni e mezzo nella sola Africa. I Grandi si fanno male con la beffa della guerra che ha causato 40 milioni di rifugiati, così l'umanità è beffata dalle forze del male. Nella debolezza della miseria umana scaturiscono dalla fede cristiana grandi energie che portano lontano. Il dolore va consolato, la miseria va guarita.
Nel mondo c'è bisogno d'una nuova immagine della Chiesa del 2000, che deve nascere dall'audacia del Vangelo di sempre e dalla ritrovata unità della Chiesa.








