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Cinquantadue anni fa, p. Fiore D’Alessandri, così scriveva: “Il 28 novembre 1964 sono stati uccisi nel Kivu - Congo Orientale - i saveriani p. Giovanni Didonè di Rosà, trentacinquenne, p. Luigi Carrara di Cornale di Pradalunga, trentaduenne, e fratel Vittorio Faccin di Villaverla, trentunenne. Come loro un’altra grande schiera di missionari ha subito il martirio in Congo.

Gesù ha predetto la persecuzione alla sua chiesa, senza limiti di tempo e spazio (Hanno perseguitato me; perseguiteranno anche voi - Gv 15,20). Proprio così. E molto spesso i cristiani, in particolare i sacerdoti e soprattutto i missionari, hanno seminato ed innaffiato la fede col proprio sangue.”.

Per essere cristiani più veri

Quando papa Paolo VI seppe da mons. Catarzi, vescovo saveriano di Uvira a quel tempo, del martirio dei nostri missionari in Congo, si affrettò a dire: “Sono i vostri martiri, raccoglietene le memorie e veneratene le reliquie”.

Ora, questi tre uomini sono chiamati “Servi di Dio” perché, su decisione del nostro Superiore generale e dei vescovi del Congo, è iniziato il loro processo di beatificazione. Il postulatore, p. Guglielmo Camera, si recherà in Congo per raccogliere, durante il processo canonico, le testimonianze su questi uomini. Al suo ritorno, sarà a Parma per raccogliere quelle di coloro che li hanno conosciuti in Italia.

Noi bergamaschi siamo contenti perché p. Luigi Carrara è un nostro concittadino. Siamo particolarmente orgogliosi per questo possibile nuovo “beato”.

Ci auguriamo che il suo esempio e la sua testimonianza (martire significa “testimone”), esortino tutti noi a essere cristiani più veri.

La chiesa di Bergamo ha sempre coltivato un buon terreno cristiano e i frutti non sono certo mancati.

Un messaggio vivo e attuale

Il 17 settembre scorso, in preparazione a questo cammino di studio e di raccolta di testimonianze, si sono incontrati a Parma, con il postulatore, i rettori delle comunità di Alzano e Vicenza, assieme ai familiari dei nostri “martiri”.

In particolare, le comunità di origine sono chiamate ad animare le diocesi di appartenenza, per diffondere il messaggio che queste figure missionarie ci hanno lasciato.

Guardiamo a p. Luigi Carrara, che da ora in poi chiameremo “Servo di Dio”.

Questo evento dovrà portare a tutti noi un messaggio vivo e attuale per impegnarci a vivere meglio la nostra vocazione battesimale, che ci chiede di essere missionari, cioè annunciatori del vangelo in tutto il mondo.



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