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Chiamati alla missione: Vocazione, che passione!

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Chi non è appassionato, innamorato di qualcuno o di qualcosa, difficilmente può rispondere a Dio che chiama. A Dio, infatti, non piace il tiepido, chi è né freddo né caldo, dice l'Apocalisse. Lui è folle d'amore per noi; è appassionato e innamorato. Perciò la passione e l'innamoramento sono il terreno più fertile per la vocazione.

Di modo che quando l'amore di Dio bussa alle porte, l'appassionato e l'innamorato sono già pronti a rispondere, come le vergini sagge di cui parla il vangelo.

Così è stato per Paolo di Tarso, Francesco di Assisi, Giovanni della Croce, Teresa di Avila. In loro, la passione precedeva e seguiva la conversione, come una spinta travolgente.

Lo stesso è successo a Bartolomé de Las Casas, il grande missionario degli indios. Si era innamorato dell'America fin da bambino, ascoltando i racconti di Cristoforo Colombo. Tutte le sue opere sono profondamente impregnate da questa passione.

Da giovane aveva amato l'America soprattutto come avventuriero, conquistatore, marinaio; come prete encomendero, storico, avvocato, etnologo. Poi, l'ultima domenica di avvento del 1511, si convertì e cominciò ad amare soprattutto gli indios. Aveva ascoltato Antonio de Montesinos affermare: "Non sono anch'essi uomini? Non hanno anime di esseri razionali? Non dovete amarli come amate voi stessi?".

Queste domande provocatorie lo avevano messo in crisi. Da colonizzatore, Bartolomé divenne il grande difensore degli indios, in America e in Spagna. Dedicò a loro tutta la sua vita e mise tutte le sue conoscenze al loro servizio.

Dopo la sua morte, fu trovata una lettera indirizzata a Pio V, il Papa di allora. Vi si legge tutta la sua passione e il suo amore:

"Supplico umilmente Sua Beatitudine di emanare un decreto che dichiari scomunicato e anatema chiunque giustifichi una guerra condotta contro gli infedeli, per la sola ragione che sono idolatri o con la scusa che la guerra aiuta l'evangelizzazione… Sia scomunicato anche chi dice che i pagani non sono i padroni legittimi delle loro terre o chi afferma che i pagani non sono in grado di accogliere il vangelo e di conseguire la vita eterna, per quanto rozzi e pigri di spirito essi siano. Certamente non è il caso di questi indios, la cui causa ho difeso fino alla morte, affrontando grandi fatiche, per la gloria di Dio e della sua chiesa".

Questa lettera me ne ha fatto venire in mente un'altra più recente, finora inedita. La lettera che Edith Stein mandò al papa Pio XI, invitandolo a rompere il silenzio della chiesa sulla persecuzione nazista contro gli ebrei. Una lettera lucida, piena di amore e di passione per Cristo, per la chiesa e per il popolo ebreo.

Ed ora mi rivolgo a te, giovane che cerchi:

se sei appassionato di qualcuno o di qualcosa, ringrazia Dio perché, attraverso la passione, ti conduce a discernere meglio la tua vocazione.

Se Bartolomé de Las Casas non fosse stato innamorato, difficilmente sarebbe diventato missionario e difensore degli indios. Se Maria di Magdala avesse razionalizzato troppo il suo rapporto con Gesù, non si sarebbe mai avvicinata a lui per essere liberata dai suoi sette demoni; non sarebbe stata ai piedi della croce; non sarebbe andata al sepolcro di buon mattino. Insomma, non sarebbe diventata la donna della risurrezione, la prima testimone di Cristo risorto.

La vocazione non è una semplice adesione intellettuale. La chiamata di Dio ha bisogno di una risposta personale, di una partecipazione totale.

Il dramma di molte vocazioni sta proprio qui: nella divisione che si crea nell'intimo della persona, quando vuole razionalizzare tutto. Il trionfo della ragione non è necessariamente il trionfo della vocazione.

Meglio lo stupore entusiasta, quasi infantile, di Maria di Magdala.



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