C’era una volta in America…
Quand’ero poco più che bambino volevo essere a casa ogni pomeriggio intorno alle 17 per non perdermi il mio telefilm (allora si chiamavano così) preferito. La televisione commerciale proponeva prodotti d’Oltreoceano che facevano presa allora su molti di noi, figli di un consumismo che stava prendendo il largo. Non era tutto negativo, certe storie erano leggere, ma parlavano di amicizia, giustizia, di moderni e ingegnosi Robin Hood; altre erano più sofisticate e intriganti. Tutte avevano come denominatore comune gli Stati Uniti e la loro scoperta agli occhi di chi ancora andava in cortile per giocare a pallone. Le città metropoli, gli spot di un mondo da Luna Park, i paesaggi di parchi, mari e campagne, auto e moto veloci, ti trasportavano proprio dentro il famoso sogno americano. Certo, fuori c’era ancora la Guerra Fredda già un po’ scolorita e le minacce reciproche Usa-Urss tra missili e spionaggi sembravano giocarsi su altri scenari. Non si avvertiva eccessiva paura.
Cos’è rimasto di quell’epoca? Di quel popolo americano di coetanei che ora veleggia intorno ai 50 anni e che sono elettori e forse anche grandi elettori? Cos’è rimasta di quella diplomazia e di una classe politica magari anche rude eppure non volgare? Dov’è finito il sogno? Esiste ancora la politica? Oggi più che dentro a un telefilm sembra di essere su “Scherzi a parte”, se non fosse che è tutto tragicamente vero. In quegli anni andava molto di moda il gioco in scatola chiamato Risiko. A pensarci, quei carri armati di plastica fanno impallidire, perché chi distribuisce le carte vuole spostarne di veri alla ricerca del nuovo West, annessioni di territori, minacce esplicite, interventi nel nome di un interesse unico, il proprio. Lettere e discorsi da Presidente sembrano scritti dal membro di una baby gang via whatsapp. Peccato, però, che certi linguaggi, determinati atteggiamenti da capo clan, pretese da sovrano, si riverberano a cascata su tutta la società. Se vige la legge del più forte, del più muscolare, se è sdoganato il bullismo istituzionale col nucleare in tasca, se è lecito ammazzare sparando al finestrino di un’auto, allora tutto è possibile, anche che da noi un ragazzo uccida un coetaneo riuscendo a portare un’arma a scuola. Perché quelli sono i modelli di riferimento. E l’altro americano, papa Prevost, sempre più incisivo nei suoi interventi, non basta a scuotere le coscienze se non trova la collaborazione di tutti noi che, sono sicuro, siamo ancora la maggioranza.








