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Nel suo discorso al Corpo diplomatico del 9 gennaio 2026, papa Leone parla di “corto circuito” dei diritti umani. “Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti”. 

Quali sono questi “nuovi diritti” che vorrebbero imporsi sul diritto alla vita, al rispetto della dignità umana, alla pace, alla libertà, al benessere, all’accoglienza? Nella visione di papa Leone questi nuovi diritti nascono dalla “debolezza del multilateralismo”. Quest’ultimo è costituito da un insieme di norme, procedure e metodi che i vari Stati, imprese e organizzazioni convengono di seguire e attuare sulla base di principi condivisi e vincolanti per tutti. Le norme valgono per tutti e diventano una garanzia di equità per tutti. Oggi, tali regole sono saltate in favore di chi è più forte. Si denota una sopraffazione che parte dal linguaggio fino a manifestarsi con il prevalere su chi è più debole. “A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, dice Leone XIV, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati”. 

Questa forza può portare fino alla guerra, come si constata in molti casi. Il papa, infatti, afferma: “La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando”. E i nuovi diritti non sono per tutti, ma per chi li conquista con la prevaricazione, il dominio, la violenza del forte sul più debole. “Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé (…), ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermare il suo dominio”. Citando Sant’Agostino il papa fa notare che “non v’è chi non voglia la pace (…) ma che vi sia quella che essi vogliono”. Questo modo di pensare e di agire, continua il papa, “ha condotto l’umanità nel dramma della Seconda Guerra Mondiale”.

“È stato infranto il principio che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui; svanisce la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita; il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui”.
Siamo allora su un crinale pericoloso dove, per contenere la forza dell’avversario, si pensa basti aumentare gli armamenti. Ciò crea una mentalità che prepara alla guerra, che presenta l’altro diverso da me come un avversario da abbattere e il linguaggio della propaganda diventa un’arma che inganna sulla realtà.

All’interno di questa logica allora cosa può sperare chi è piccolo, debole, povero, semplice, se gli strumenti, le norme, il diritto internazionale non sono più le difese che garantivano sicurezza, diritti e giustizia? Come reagire alla propaganda bellicista? Come evitare di lasciarci prendere dalla logica del tifo calcistico, schierandoci da una parte o dall’altra, assumendo così a nostra volta atteggiamenti violenti?

In un contesto simile, l’obiezione di coscienza diventa rifiuto di aderire alla logica e ideologia bellicista. Dice papa Leone: “L’obiezione di coscienza consente all’individuo di rifiutare obblighi che risultino in contrasto con principi morali, etici o religiosi profondamente radicati nella sua sfera personale; non è una ribellione, ma un atto di fedeltà a se stessi… Una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale”.

Dalle realtà internazionali papa Leone vuole condurre i suoi ascoltatori a proteggere la libertà di coscienza che è “il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità dove Dio parla all’uomo (…) che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male” (GS 16). Difendere e proteggere questo luogo interiore diventa una missione importante, perché lì si riconosce ciò che è giusto fare, evitando di lasciarci trascinare da propagande ed ideologie distruttive.



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