Carisma è missione: La sete dell’umanità
Li ho accompagnati tutti e tre fino all'aeroporto: Angelo, Adriano e Francisco. Da Hortolândia, un'ora di superstrada per percorrere cento chilometri, e due ore per attraversare i trenta chilometri nel traffico caotico della metropoli brasiliana di São Paulo. L'avevo previsto e non mi sono lamentato: tempo in più per dialogare e prendere coscienza del momento che stavamo vivendo.
Poche ore prima Adriano, Angelo e Francisco avevano abbracciato i genitori e i famigliari; ora lasciavano la comunità e il "maestro", che li avevano aiutati a giungere a quel momento doloroso e gioioso. Come la Pasqua!
Avevano offerto se stessi con i voti religiosi, diventando membri della nostra famiglia saveriana, e stavano per lasciare la propria terra - "la patria amata idolatrata", canta l'inno nazionale brasiliano - per raggiungere altre terre, altri popoli, altri confratelli.
Inchiodati nel traffico, abbiamo ricordato le parole delle nostre Costituzioni: "la partenza, vissuta come avvenimento pasquale di una vita che si abbandona e di una nuova vita che comincia, diventa per se stessa parte del mistero di salvezza per il mondo".
La riflessione sul "mistero di salvezza" ci ha portato a dialogare sul mistero di cui parla san Paolo nella lettera ai cristiani di Colossi: "Sono diventato ministro della chiesa, secondo la missione che Dio mi ha affidato di portare a compimento la sua parola, cioè il mistero nascosto da secoli, ma ora manifestato ai suoi santi. A loro Dio ha voluto far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo!" (Col 1, 25-28).
Noi missionari, infatti, partiamo per essere servi - ministri, con l'incarico di annunciare che è stata rivelata e si è realizzata la Parola misteriosa e nascosta nel cuore della santa Trinità. Con sorpresa e stupore, abbiamo fatto esperienza dell'amore di Dio per noi: amore che è per tutti. Abbiamo compreso che la ricchezza della Parola deve essere annunciata in tutte le nazioni. Tutti, proprio tutti - anche gli altri e i lontani - sono chiamati a divenire figli e fratelli in Cristo.
La partenza - ci siamo detti - è frutto di esperienza d'amore; è la nostra piccola e povera collaborazione alla costruzione del Regno. La partenza è esperienza di fraternità, è "protesta" di fraternità universale. È parte del sogno divino di un mondo di fratelli e sorelle che vivono in pace e nella giustizia, senza esclusi e senza privilegiati.
Partire è rispondere alla sete del mondo, se è vero che - come affermava il beato Conforti - "milioni di fratelli soffrono sete di giustizia, di verità, di pace, di amore!". Partiamo, dunque, per saziare la sete del mondo!








