Un modo concreto di riaccendere la speranza: Ripartire
Sono tanti gli avvenimenti funesti che in questi ultimi mesi hanno messo a dura prova le speranze di singoli e di gruppi che operano per creare un mondo più giusto e più vivibile. Il male sembra abbia sempre il sopravvento sul bene, perché quest'ultimo non fa chiasso e rimane, per ora, allo stato di lievito e di seme, secondo le ben note immagini usate da Gesù.
Penso che la virtù da ripescare e rilanciare in questa congiuntura storica, che vede una forte accelerazione di ogni processo materiale, spirituale e culturale, sia la pazienza. Non possiamo pretendere che il Vangelo diventi di moda.
Ogni volta, infatti, che ha creduto di esserlo è stato rifiutato. Anche oggi sarebbe un guaio se lo fosse, perché rischierebbe di essere archiviato o relegato tra i vecchi soprammobili da mettere in soffitta. Deve invece, rimanere una forza critica che fa fermentare od esplodere le nuove proposte culturali. È in questo suo paziente riproporsi che può rilanciare la speranza.
Non a caso il Regno di Dio viene descritto come realtà che già c'è, ma al tempo stesso non è ancora compiuta. C'è il verrà, che proprio il tempo liturgico dell'Avvento ci ripropone e sottolinea con forza, che evidenzia il contenuto ultimo della speranza: una pienezza non ancora sperimentata, ma creduta e per la quale vale ancora la pena spendere le proprie energie senza mai tirare i remi in barca. "Chi si ferma è perduto", recita un proverbio popolare, perciò i missionari ripartono, nonostante le delusioni, le distruzioni, le limitazioni imposte da difficoltà socio-politiche, da guerre civili e da emergenze terroristiche.
Dalla Casa saveriana di Zelarino, nel corso degli ultimi mesi, sono passati a salutarci vari padri prima di ripartire per le loro missioni, tenendoci un po' col fiato sospeso all'udire le loro esperienze passate, cariche di ombre, ma anche di luci, quando, soprattutto, ci hanno raccontato dell'esistenza di quei segni di eroicità cristiana, che faranno certo fermentare la grande massa di proporzioni vaste dell’umanità, che ancora debbono essere esposte alla provocazione del Vangelo.
Il Vangelo è sempre capace di novità ed è per questo che può sempre dare speranze nuove.








