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Campo: Nessuno è straniero

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Ha questo il titolo di un Campo di Lavoro vissuto a Sotto il Monte (BG), presso la Casa del PIME, dal 15 al 22 luglio, organizzato dagli Istituti missionari del SUAM-Lombardia. Più che un titolo, oserei dire che è stato lo slogan che ci ha guidati durante la settimana nelle riflessioni, nel lavoro e nel modo di  accostarci alla realtà dell'immigrazione.

Il gruppo che vi ha partecipato era molto vario anche per la provenienza: Brescia, Milano, Parma, Bergamo, Roma, Salerno, Taranto. E proprio da Taranto la sottoscritta insieme a Pamela e Loretta, è partita, accompagnate e sostenute da p. Pierluigi Felotti, Saveriano della Comunità di Lama, e incoraggiate dai nostri parroci. Io e Loretta Caforio provenienti dalla parrocchia Maria della Santissima Immacolata in Fragagnano e Pamela La Gioia dalla parrocchia Santa Maria del Rosario in Statte.

Siamo stati per una settimana vicini di casa di una trentina di ragazzi immigrati provenienti dal Senegal e Marocco, ed anche se può sembrare relativo, è stato bello veder passare tra noi e loro vari sentimenti. La prima sera eravamo anche schierati: noi da una parte, loro dall'altra; ma dopo qualche gioco, "le nostre squadre" non avevano più confini! La riflessione è stata suddivisa in tre tappe: vedere, giudicare, agire.

Partendo dall'identikit dell'immigrato, abbiamo fatto un cammino che ci ha portato a conoscere il fenomeno dell'immigrazione, cercando di analizzare le cause del loro spostamento e le difficoltà da loro incontrate nel "Viaggio in cerca di dignità", così come è stato definito da qualche ragazzo. È stato interessante ripensare alla nostra immigrazione, alle nostre difficoltà, ripercorrendo "Le vie della memoria".

Il nostro cammino è proseguito andando a ricercare nella Parola di Dio, chi è lo straniero nella Bibbia, partendo dal popolo di Israele fino a Gesù che si fa straniero nelle nostre strade: "Gesù si è talmente messo dalla parte del sogno di Dio, da confondersi con gli ultimi della storia, tanto che l'uomo che è nel bisogno è lui".

Ci sono stati momenti di festa, tutti insieme nella piazza del paese, in un oratorio di una parrocchia vicina, cercando di dare e dire qualcosa con il nostro essere li per i nostri amici; e il sabato, nella serata conclusiva, la nostra gioia è esplosa al ritmo dei tamburi africani, ed era una gioia sincera, per aver incontrato l'altro superando la soglia dell'indifferenza e della sfiducia. I loro sguardi pieni di profonda gioia li rivedo ora davanti a me: Seck, Abram, Youssef.

Ma anche pieni di lacrime per aver avuto la possibilità di fare festa insieme, pieni di lacrime perché la settimana è finita e si teme di dover tornare ad essere soli e schiacciati dall'indifferenza. Al temine della nostra riflessione, una domanda ci ronzava per le orecchie: "Ma io, tu, da che parte stiamo?". Come rispondiamo all'invito di Dio di diventare suo partner per costruire insieme con lui un'umanità più degna? Dio ci ha posto nel mondo custodi gli uni degli altri, per trovare al momento opportuno, tutti, una casa, un cuore, un affetto che sia degno della paternità di Dio.

Ed è con questi interrogativi nel cuore, che fanno rumore e spingono a mettersi "Dalla parte del sogno di Dio", che siamo tornati da questo Campo; sicuramente più ricchi, con più coscienza; sicuramente con amici nuovi, che tanto hanno da darci per la diversità della loro cultura e per il loro grande cuore. Grazie!

Angela


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