Camisano ricorda p. Valeriano Cobbe
Il periodico socio-culturale “El borgo de Camisan”, a cura del gruppo amici per la ricerca e memoria storica del territorio, nel maggio scorso ha dedicato varie pagine al Saveriano p. Valeriano Cobbe, loro compaesano, ucciso in Bangladesh il 14 ottobre 1974, cinquant’anni fa. Ci fa piacere vedere come i cittadini di Camisano sappiano ricordare il loro missionario, che ha dedicato la sua vita agli ultimi. Già p. Silvano Garello di Cornedo aveva scritto un libro sulla sua missione con il titolo Il pozzo profondo.
P. Valeriano era nato nel 1932 a Camisano Vicentino da Teresa e Antonio Cobbe, terzo di sei figli. Frequenta con impegno la scuola parrocchiale di Lerino di don Giuseppe Stella con l’intenzione di farsi sacerdote. In seguito, attratto dalla presenza di un missionario in parrocchia, decide di consacrare la sua vita a servizio delle missioni. Si è preparato con un anno di noviziato nel 1950 alla professione religiosa e, due anni dopo, con altri quattro studenti è partito per gli Stati Uniti per completare gli studi di teologia. Nel 1957, il 2 febbraio, è ordinato presbitero. Rimane qualche anno in America ma sempre con il desiderio di andare tra i più poveri del mondo. Il 3 ottobre 1962, arriva nel Pakistan orientale, oggi Bangladesh, per lavorare nella diocesi di Khulna.
Dopo lo studio della lingua, chiede di andare tra la gente semplice e scriveva: “Sono nato in campagna, lasciatemi provare la vita del villaggio”. È accontentato e il suo primo campo di lavoro è stato tra i pescatori della comunità di Baniarchok. Qui riesce a far partire una cooperativa per vendere direttamente il pesce al mercato senza intermediari. L’iniziativa suscita reazioni anche violente di chi aveva il monopolio.
Nel 1967 p. Valeriano è invitato dal vescovo ad andare a Shimulia, tra la popolazione “fuori casta”, che viveva nella miseria più nera. Si trova subito a suo agio con il confratello p. Mario Veronesi, un gigante buono e santo, che agiva con carità e pazienza. Mentre visitava i villaggi, guardava negli occhi la gente povera e commentava: “Vedo solo smarrimento e incertezza”.
Cristiani e non cristiani arrivavano alla missione per chiedere un po’ di cibo. “In casa non abbiamo più un soldo”, diceva un giorno p. Cobbe a p. Mario. E lui: “Se hai fiducia illimitata nella provvidenza, credo sia giunto il momento di dare il via al tuo progetto dei pozzi”. Allora, ogni notte, prendeva a scrivere alle organizzazioni internazionali per presentare il progetto. Invita a Shimulia un agronomo per spiegare ai contadini i benefici dell’irrigazione e delle cooperative. Il 4 giugno 1968 arrivano i primi macchinari per la perforazione dei pozzi. Nonostante le difficoltà e alluvioni frequenti, in qualche anno Shimulia con la sua cooperativa agricola e i suoi pozzi diventa un’isola felice in un contesto generale di miseria e di fame. P. Cobbe, che era un uomo dalla tempra fortissima, con il lavoro e le preoccupazioni si ammala tanto da dover essere ricoverato per venti giorni in ospedale.
Nel marzo 1971 arriva la guerra di liberazione del Bangladesh. Il giorno delle palme, p. Mario Veronesi viene ucciso all’ospedale di Jessore. A p. Valeriano è chiesto di riposarsi in Italia per qualche mese per poi rientrare nella sua missione nel luglio 1972. Ma, con l’indipendenza del Bangladesh, le cose cambiano. P. Cobbe commentava: “Aiutando i poveri sto toccando sul vivo i privilegi dei ricchi… Mi vogliono morto”. Un giorno, un gruppo di musulmani si mette a mietere il riso contro le proteste dei contadini proprietari. P. Valeriano tenta di fermare la razzia e, sentendosi insultato dal capobanda, perde il controllo e lo colpisce con un sonoro schiaffo. Capisce subito di aver sbagliato.
La sera del 14 ottobre 1974 lascia la canonica per andare dalle suore perché si sentiva male. Dopo la flebo di glucosio e un bicchiere di tamarindo, rientra intorno alle nove. All’improvviso, è colpito da una scarica di fucile ai polmoni, che lo uccide sull’istante. Alla notizia, il villaggio è sconvolto e la vita si ferma all’improvviso.
Come aveva chiesto più volte, p. Valeriano Cobbe è stato sepolto accanto a p. Mario Veronesi. P. Garello commentava: “Ora si può dire che i bengalesi hanno avuto da questi missionari l’amore, l’acqua e il sangue, e il loro sacrificio non è andato perduto”.







