Camerun, la visita di Leone XIV
Anche gli scettici (ero uno di quelli) sono rimasti soddisfatti del viaggio apostolico del papa in Camerun. C’era una fascia della popolazione che non vedeva di buon occhio l’arrivo del papa, sospettando una manipolazione politica. Il papa è arrivato e in 3 giorni ha visitato alcuni luoghi importanti: Yaoundé (centro politico), Bamenda (dove si verifica una guerra che non finisce mai) e Douala (centro economico). Sono 3 punti geografici che dipingono la situazione attuale del Paese, totalmente immerso in una crisi politica (contestazioni elettorali), socio-economica (povertà estrema della gente), bellica (guerra nella parte anglofona e di Boko Haram). Il viaggio del papa forse ha ridato un po’ di speranza a un popolo che credeva che non ci fosse più via d’uscita. La sua presenza ha aiutato a riprendere coraggio e ad andare avanti malgrado le situazioni avverse.
Anche i suoi messaggi hanno lasciato delle tracce indelebili nella memoria della Chiesa in Camerun e della sua gente. Hanno mostrano che la visita non era solo pastorale, ma aveva anche una valenza civile molto profonda. Con il discorso alle autorità il papa ha dispiegato il suo magistero sociale esortando a una gestione responsabile dell’autorità (“Governare significa amare il proprio paese”, 15 aprile 2026); invitando alla sussidiarietà (“Governare significa ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi”) e denunciando le piaghe della corruzione, i soprusi delle autorità (“occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza; occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria: il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale”), la guerra fratricida (è dal 2017 che c’è la guerra nella parte Anglofona), la precarietà. È stata un’eccezionale disamina della situazione, una radiografia pressoché perfetta della società camerunese.
Ma non è solo il messaggio la parte interessante, perché tutto quello che ha detto il papa, altri l’avevano già accennato. Ciò che rende forte la sua parola è averci mostrato che la Chiesa che annuncia il Vangelo di Cristo non si mantiene al margine dei problemi della società. Le sue parole ratificano la voce profetica di ogni pastore. Ecco qui l’eredità lasciata dal papa Leone alla Chiesa in Camerun: svegliare la vena profetica del Vangelo e favorire la costruzione di una Chiesa veramente famiglia di Dio (“Siamo una famiglia, abitiamo la stessa casa”, omelia nella cattedrale S. Giuseppe, a Bamenda), dove le rivalità etniche non esistono più…
Come dicono i camerunesi: “E ora, cosa ci sarà?”. Dopo il Papa, la vita trascorre come sempre. La sfida adesso è quella di capitalizzare la sua visita; approfittarne per iniziare il cantiere di un Paese nuovo e di una Chiesa nuova.
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