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Un'arte difficile da imparare e praticare

Padre Luigi Arnoldi , di Brembate Sotto, è il superiore dei saveriani che operano nel Burundi. Da anni insegna nel seminario maggiore, dove si preparano i futuri sacerdoti. Attraverso questo suo racconto, cerchiamo di capire meglio i problemi e i valori di quella gente e di quella chiesa, nel cuore dell'Africa.

Sono poco più di cento anni che la chiesa è presente in Burundi. Si può dire che adesso la chiesa burundese stia vivendo una fase importante della sua storia: sta cercando di appropriarsi del vangelo, di vivere ed esprimere il vangelo secondo la propria cultura. È la fase che, con un termine tecnico, si chiama inculturazione del vangelo.

Ma perché si uccidono?

Questo è un processo lungo e laborioso, che comporta anche difficoltà e ambiguità. Basti pensare alla guerra, in corso ormai da dieci anni e che ha fatto quasi mezzo milione di morti. Molti mi chiedono come sia possibile che un paese come il Burundi, dove il 70 per cento della popolazione sono cristiani, sia piombato in questa lotta fratricida.

La risposta non è semplice. Il vangelo non cammina al di fuori della storia di un popolo. Esso penetra e cresce insieme alla gente, con gli alti e bassi e con le convulsioni storiche delle persone e dei popoli.

Il Burundi sta crescendo nella ricerca di un modello appropriato di chiesa e di democrazia, nella ricerca di giustizia sociale. È una ricerca faticosa e difficile, a causa degli egoismi umani di alcuni e delle paure degli altri. Il vangelo è chiaro nei suoi orientamenti e nelle condizioni necessarie alla giustizia e alla pace.

È l'uomo, di tutti i tempi e di tutte le situazioni, che non si lascia penetrare e trasformare dalla parola del vangelo. Essa non passa al di sopra dell'uomo , ma cammina con lui, nelle sue incertezze e anche nei suoi tradimenti.

Un Burundi più evangelico

La chiesa è il luogo e lo strumento della parola di riconciliazione. Ha perciò una grande responsabilità storica nel traghettare questo popolo verso la giustizia e la pace. Essendo fatta di uomini e di donne fragili, ha bisogno anch'essa di convertirsi continuamente al vangelo per essere segno efficace.

Il Burundi è orgoglioso della sua fede cristiana . Ora deve diventare solo più evangelico. Anche noi missionari abbiamo un ruolo importante da giocare all'interno della chiesa del Burundi, perché il vangelo della riconciliazione e dalla pace faccia nascere un Burundi rinnovato nella giustizia.

Catecumenato e movimenti ecclesiali

In Burundi ci sono molti movimenti ecclesiastici . Dopo il cammino catecumenale, che tutti devono fare per ricevere il battesimo, i movimenti sono il luogo più appropriato per la crescita della fede e per un serio impegno nella chiesa e nella società.

Essi nascono come nuovi virgulti della vita della chiesa ed esprimono un modo particolare di vivere il vangelo. Si dedicano ad attività caritative e facilitano la formazione dei loro aderenti. Hanno molta autonomia rispetto all' istituzione ecclesiale e ciò permette loro di essere più efficaci.

Bisogna riconoscere, tuttavia, che tali movimenti hanno ancora poca incisività nelle grandi scelte sociali, politiche e culturali del paese e della chiesa burundesi.

Seminari pieni di giovani

Tutti i seminari traboccano di vocazioni. Questo grande afflusso di giovani fa riflettere, data anche la situazione di conflitto in cui vive il Burundi. Tuttavia, i giovani che domandano di entrare in seminario vanno accolti e aiutati a fare un cammino di vero discernimento vocazionale.

L'ambiguità fa parte di ogni realtà umana. Non possiamo rifiutare i giovani aspiranti, solo perché le motivazioni iniziali non sono ancora sufficientemente chiare e pure. Il cammino è lungo. L'importante è accettare di crescere nella vocazione e nelle sue motivazioni di fondo. Il modello di seminarista e di prete che prevale ancor oggi in Burundi è quello importato dai missionari stranieri. Anche la vita dei preti burundesi ha bisogno di essere continuamente evangelizzata.

Le doti di natura e di fede

La chiesa burundese ha bisogno di sentirsi più libera nelle sue scelte e nella sua azione, vincendo il senso di dipendenza culturale ed economica dalle chiese occidentali. Deve essere più creativa. Dipende anche da noi missionari non far pesare troppo il nostro contributo personale ed economico.

I saveriani sono stimati

Anche se siamo un piccolo gruppo, noi saveriani siamo apprezzati e stimati. In Burundi tutti i vescovi e molti sacerdoti sono indigeni. La collaborazione è buona, anche se non mancano sbavature e incomprensioni. Come saveriani, con la nostra  presenza, cerchiamo di proporre e stimolare la chiesa dal suo interno.

La nostra dedizione suscita iniziative e stimola la crescita nei vari settori della pastorale e della promozione umana. Il nostro servizio alla chiesa e al popolo burundese dipende molto anche dai mezzi materiali, che le nostre chiese di origine ci mettono a disposizione, con generosità. Siamo debitori verso le nostre comunità.

Pur apprezzando la collaborazione tra le chiese, è chiaro che la chiesa del Burundi deve trovare un suo modello di crescita, più consono ai suoi valori tradizionali e ai suoi mezzi economici.

La fierezza della fede

La chiesa del Burundi manifesta una grande fierezza e un grande orgoglio per la sua fede cristiana . L' appartenenza alla chiesa è un privilegio e un fattore di crescita personale e collettiva. La chiesa del Burundi non sente la fede cristiana come un impedimento alla libertà e al progresso personale e sociale .

Al contrario, essa si sente ed è vista da tutti come luogo e strumento di liberazione da ogni forma di schiavitù personale e sociale, quali l' egoismo, le divisioni, la povertà , la malattia e l'ignoranza. In effetti la chiesa, in questi suoi cento anni di vita in Burundi, è stata promotrice di sviluppo umano e sociale e continua ad esserlo anche oggi.

Prima il rapporto umano

L'altro valore fondamentale della chiesa del Burundi è la relazione umana. I rapporti tra le persone vengono prima di tutto; per questi si è pronti a sacrificare tutto il resto. Il tempo e le cose sono al servizio delle relazioni umane. Niente giustifica la rottura di un rapporto.

Per questo motivo, le divisioni causate della guerra sono una contraddizione che fa soffrire moltissimo il popolo burundese. Quando si è insieme, anche per le celebrazioni liturgiche, sembra che il tempo non basti mai: due o tre ore sono ancora poche per loro! C'è veramente il gusto e il piacere dello stare insieme, anche se non è sempre facile e costa sacrificio. Ma è una fatica e un'arte per cui vale la pena lavorare.

Il senso di Dio

Il popolo, come anche la chiesa del Burundi, hanno una percezione viva e costante della presenza di Dio nella loro vita. Basti pensare ai nomi che i genitori danno ai propri figli. Contengono quasi tutti un riferimento a Dio, che in burundese si chiama Imana: Havyarimana, cioè Dio genera; Hakizimana, Dio salva; Hatungimana, Dio arricchisce, e così via.

Con la sua presenza, Dio li aiuti a crescere nella relazione dell'amore , della riconciliazione e della pace.



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