Ascoltare con l’orecchio del cuore
Dal Messaggio del Papa per la 56ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 29 maggio.
Cari fratelli e sorelle, desidero porre l’attenzione sul verbo “ascoltare”, decisivo nella grammatica della comunicazione e condizione di un autentico dialogo. In effetti, stiamo perdendo la capacità di ascoltare chi abbiamo di fronte. Allo stesso tempo, l’ascolto sta conoscendo un nuovo importante sviluppo in campo comunicativo e informativo. Dalle pagine bibliche impariamo che l’ascolto non ha solo il significato di una percezione acustica, ma è essenzialmente legato al rapporto dialogico tra Dio e l’umanità. Tra i cinque sensi, quello privilegiato da Dio sembra essere proprio l’udito, forse perché è meno invasivo, più discreto della vista, e dunque lascia l’essere umano più libero. L’ascolto corrisponde allo stile umile di Dio. L’uomo, al contrario, tende a fuggire la relazione, a voltare le spalle e “chiudere le orecchie” per non dover ascoltare.
C’è infatti una sordità interiore, peggiore di quella fisica. La vera sede dell’ascolto è il cuore. Ciò che rende la comunicazione buona e pienamente umana è proprio l’ascolto di chi abbiamo di fronte, faccia a faccia. Altrove, “ci si parla addosso”. E più che la verità e il bene, si cerca il consenso; più che all’ascolto, si è attenti all’audience.
Ascoltare è dunque il primo indispensabile ingrediente del dialogo e della buona comunicazione. Non si comunica se non si è prima ascoltato e non si fa buon giornalismo senza la capacità di ascoltare. L’ascolto richiede sempre la virtù della pazienza, insieme alla capacità di lasciarsi sorprendere dalla verità. La capacità di ascoltare la società è quanto mai preziosa in questo tempo ferito dalla lunga pandemia. Bisogna ascoltare in profondità, soprattutto il disagio sociale, accresciuto dalla cessazione di molte attività economiche.
Riguardo ai migranti, per vincere i pregiudizi e sciogliere la durezza dei nostri cuori, bisognerebbe provare ad ascoltare le loro storie. Dare un nome e una storia a ciascuno di loro. Ascoltiamo queste storie! Ognuno poi sarà libero di sostenere le politiche migratorie che riterrà più adeguate al proprio Paese. Ma avremo davanti agli occhi, in ogni caso, non dei numeri, ma volti di persone concrete, sguardi, attese, sofferenze di uomini e donne da ascoltare.
È stato da poco avviato un processo sinodale. Preghiamo perché sia una grande occasione di ascolto reciproco. Possiamo riscoprire una Chiesa sinfonica, nella quale ognuno è in grado di cantare con la propria voce, accogliendo come dono quelle degli altri, per manifestare l’armonia dell’insieme che lo Spirito Santo compone.








