Armi e politica estera
Carissimi, ho letto il numero di marzo di “Missionari Saveriani”. Quanta pena e rabbia (molta rabbia) mi fa vedere che del Congo non si parla. Come se i massacri perpetrati continuamente lì fossero meno assurdi e abominevoli delle guerre in Ucraina o Israele. Chi ci rimette sono sempre i poveri, i deboli (bambini, anziani, ammalati…). Mi auguro che il giornale sia letto dal maggior numero di uomini e donne con occhi aperti e cuore compassionevole al continuo dramma di queste popolazioni. Mentre la corsa al riarmo sembra ripartita.
Giuseppe Gallo, Parma
Caro Giuseppe, sono sicuro siamo in tanti a voler bene alle popolazioni martoriate dalle guerre, in particolare da quelle che non fanno clamore. Spesso, perché siamo lontani geograficamente o, più meschinamente, perché le materie prime di certi Paesi servono al nostro progresso, costi quel che costi, facciamo finta di niente. Quanto al riarmo non possiamo fare altro che affidarci al nostro esperto Giorgio Beretta, prendendo qualche spunto dal suo articolo per “La Voce del popolo” del 24 marzo scorso.
“Il piano ReArm Europe della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, permette agli Stati membri di indebitarsi per incentivare la produzione delle proprie industrie militari e riempire i propri arsenali nazionali. Non sono previsti, quindi, né un progetto di difesa europeo, non un esercito e delle forze armate europee e nemmeno la riorganizzazione delle industrie nazionali della difesa: è un piano tutto a favore delle industrie militari nazionali. Ma i paesi dell’Ue hanno la necessità di riarmarsi? Non si direbbe considerato che, come riporta il sito del Consiglio europeo, nel 2024 gli Stati membri hanno speso 326 miliardi di euro per la difesa con un aumento del 30% rispetto al 2021. I paesi dell’Ue non hanno mai speso così tanto nel settore militare: la loro spesa complessiva nel 2024 è stata di 547,5 miliardi di dollari, ben superiore a quella della Federazione russa (461,6 miliardi di dollari). Gli Stati europei, nel loro insieme, non sono meno armati della Russia. C’è una sola differenza sostanziale: il numero di testate nucleari. Ma se l’obiettivo degli incentivi alle aziende militari è creare un arsenale nucleare europeo andrebbe detto ai cittadini. C’è invece un settore in cui l’Unione europea è fortemente carente: la politica estera. Ma non è incrementando gli armamenti che si definisce una politica estera, di difesa e di sicurezza comune. Il primo passo, ormai indispensabile, dovrebbe essere quello di convocare una Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa, Russia compresa, come quella che portò nel 1975 agli Accordi di Helsinki”.








