“Andate da Giuseppe”
Padre Uccelli e il suo economo
Con l’apertura del processo diocesano per la beatificazione del servo di Dio p. Pietro Uccelli, promossa da mons. Pietro Nonis vescovo emerito di Vicenza, i resti dell’esile missionario, dormiente da mezzo secolo chiuso nel marmo, hanno subito un brusco risveglio. È stata effettuata, infatti, la ricognizione della salma.
La catena di devoti costantemente accorsi, i lumini accesi, le continue suppliche deposte ai suoi piedi con le grazie ricevute, attestano una seconda vita.
Un binomio inseparabile
Nel cinquantesimo anniversario dalla scomparsa del servo di Dio, vogliamo onorare anche il suo straordinario protettore san Giuseppe: un binomio inseparabile. Padre Uccelli scoprì la grandezza di questo santo in Cina quando, di passaggio a Shanghai, aveva avvicinato un certo signor Lo-Pahong, proprietario delle centrali elettriche della città. Costui aveva affidato le sue attività a san Giuseppe e investì tutti i suoi proventi in opere di carità.
Dopo 14 anni di vita missionaria in Cina, padre Pietro venne richiamato in Italia dal beato Conforti, che gli affidò la numerosa famiglia di allievi missionari a Vicenza nel 1919. Trovatosi solo e con grossi problemi finanziari, escogita un trucco vincente, nominando san Giuseppe economo della casa, come aveva fatto l’amico cinese.
Il famoso piattino con chicchi di grano e riso
Così scrive a Melania, sua sorella spirituale: “San Giuseppe è l’economo di questa casa, e vedesse come provvede bene!”. Una signora, parlando del famoso piattino collocato davanti alla statua di san Giuseppe con chicchi di frumento, grano e riso, ricorda le parole di p. Uccelli: “Ecco tutto quello che mi occorre - le confidava il servo di Dio. Io lo metto davanti a Lui e Lui ci pensa”.
La cronistoria della casa di Vicenza è abbellita dalla fiaba vera del piattino con richieste d’ogni specie e le immancabili risposte dello straordinario economo (giunsero perfino botti di vino!). San Giuseppe non era solo economo.
Padre Pietro lo proponeva ai suoi allievi come esempio limpido di fede e obbedienza, di purezza e umiltà; lavoratore instancabile, pronto a soccorrere ad ogni pericolo. Scopriva che san Giuseppe era stato il primo missionario, perchè aveva portato Gesù in Egitto “e chissà quanti egiziani avrà convertito sotto le piramidi”…
“Siate con noi lungo la via”
La statuina in terracotta divenne una calamita per Vicenza e dintorni; un invito alla preghiera fiduciosa, tramite il servo di Dio, per ogni necessità spirituale e materiale. Decine di fedeli l’hanno visitata ogni giorno.
“Andate da san Giuseppe - invitava il padre. Lui capisce tutto; vedrete, vi aiuterà”. Quante persone sono arrivate dal servo di Dio con l’ansia nel cuore e sono uscite dalla saletta di san Giuseppe rasserenate. Il fenomeno si ripete ancora nella nostra chiesetta di san Pietro d’Alcantara, dove il famoso binomio si trova ancora riunito.
Rimane leggendaria la silhouette del padre sulla bici – pizzetto bianco e rosario in mano - mentre si recava in visita agli ammalati, ai poveri, ai benefattori. Prima di partire, sostava un momento davanti alla statuetta, faceva il segno della croce e poi andava fiducioso: “Gesù, Giuseppe, Maria siate con noi lungo la via”.
Attendiamo una conferma
A fine marzo, nel salone dei missionari saveriani di Vicenza, alcune centinaia di fedelissimi uniti a testimoni al “processo”, hanno assistito alla concelebrazione presieduta dal postulatore saveriano, padre Guglielmo Camera. La figura di padre Pietro aleggiava nei richiami dell’oratore alla devozione per san Giuseppe.
Padre Guglielmo ha concluso la celebrazione con una riflessione: “È sempre il Signore che, attraverso i suoi amici, esaudisce le suppliche e opera prodigi. San Giuseppe è un potente intercessore; ma senza la fede di p. Uccelli, probabilmente niente sarebbe capitato. Attendiamo da Roma la conferma”.








