Alla tomba di zio Basso, in Brasile
Emozioni di un viaggio tanto desiderato
La famiglia Basso ha potuto realizzare un sogno: visitare la tomba dello zio p. Aurelio, morto il 30 luglio del 1982 in Brasile. Li ha accompagnati p. Mattiussi, che ha lavorato con p. Aurelio. Ci raccontano il viaggio i nipoti Lucia e Aurelio, di Orsaria.
Da anni mio padre pensava di andare in Brasile a trovare suo fratello, p. Aurelio. Purtroppo, a causa degli impegni che un contadino ha verso la sua famiglia e la campagna, non è riuscito mai a realizzare questo progetto. Grazie all’intercessione della Madone di Mont, p. Lorenzo Mattiussi, mia sorella Lucia ed io siamo riusciti a raggiungere il Brasile e precisamente, lo stato del Paraná dove mio zio, p. Aurelio Basso, ha speso tutte le sue energie per portare la buona novella e condividere con la gente gioie e sofferenze.
La Cina prima del Brasile
Padre Aurelio Basso era nato a Orsaria nel 1909. Mentre compiva il suo cammino formativo nel seminario di Udine, maturò il desiderio di diventare missionario nella nuova congregazione dei saveriani, fondata dal vescovo di Parma, mons. Conforti.
Nel 1932 p. Aurelio fu ordinato sacerdote a Parma e subito dopo fu inviato in Cina, dove rimase fino alla sua espulsione nel 1951. Rientrato in Italia, si mise a disposizione per l’animazione missionaria nelle parrocchie.
Nel 1953 fu aggregato al piccolo gruppo dei primi saveriani destinati al Paraná in Brasile. Egli iniziò subito il lavoro pastorale, prima nelle città di Morretes e Antonina nell’arcidiocesi di Curitiba, e poi nella città di Centenario do Sul. Qui per grazia di Dio, con i suoi parrocchiani, riuscì a costruire una splendida chiesa dove da venticinque anni riposano le sue spoglie.
Il primo impatto con il Brasile
In casa, con mio padre e le mie sorelle, parlavamo spesso di andare a posare un fiore sulla sua tomba. Purtroppo la distanza era grande e le promesse rimasero incompiute. Nel 1991 morì anche mio padre e con lui scomparvero anche gli ultimi buoni propositi. Dopo alcuni incontri nella casa dei saveriani di Udine, p. Lorenzo ci comunicò la bella notizia: si parte l’undici aprile e si rientra il ventisette.
Partiamo con entusiasmo e con apprensione. Mia sorella ed io non avevamo mai fatto un viaggio così lungo. In lei c’era anche il timore di soffrire il mal d’aria, ma le preghiere alla Madone di Mont hanno fatto sì che il dodici arrivassimo nella casa delle saveriane di Londrina, nel nord Paraná, accolti a braccia aperte.
Il primo impatto con la terra brasiliana ci sconvolge: cielo luminoso, sole splendente, piante meravigliose, terra rossa... Tutto incanta! Un pensiero mi passa per la mente: padre Aurelio ha scelto bene la sua terra! Sì, terra generosa, abitata da gente accogliente.
Un’emozione fortissima!
Dopo due giorni, p. Valeriano mette a nostra disposizione un’auto. Da Londrina ci avviamo verso Centenario do Sul. Arrivati sulla piazza della chiesa, troviamo molta gente: uomini, donne e tanta "mulecada” (bambini, ragazzi, giovani) con i loro cavalli. Dalla chiesa usciva una musica assordante.
Padre Lorenzo ci accompagna all’entrata principale e dice di guardare a sinistra. Là per terra c’era una grande lastra di marmo con il nome di mio zio. Provai una grande emozione e guardando quella grande chiesa mi misi a piangere. La gente intanto continuava a cantare le lodi a Gesù; un’orchestra con chitarre, batteria e fisarmoniche accompagnava il canto.
Non ho mai visto tanta gioia come sui loro volti e non dimenticherò mai quel loro modo gioioso di lodare Dio.








