Alla ricerca di pane
LA PAROLA
1Al tempo dei giudici, ci fu nel paese una carestia e un uomo con la moglie e i suoi due figli emigrò da Betlemme di Giuda nei campi di Moab. 2Quest'uomo si chiamava Elimèlech, sua moglie Noemi e i suoi due figli Maclon e Chilion; erano Efratei, di Betlemme di Giuda. Giunti nei campi di Moab, vi si stabilirono. 3Poi Elimèlech, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i due figli. 4Questi sposarono donne moabite: una si chiamava Orpa e l'altra Rut. (Rut 1,1-4)
Le storie dei poveri sono essenziali. In una frase un dramma, una decisione forse progressiva: l’allontanamento dalla terra della promessa per una terra straniera. Alla ricerca del pane. Chissà quante volte Elimèlech e Noemi avranno scrutato il cielo sperando nelle nubi; quante volte, mangiando un magro pasto, avranno sperato una stagione migliore.
Finché hanno tentato l’avventura, per quei due figli e per loro stessi. Dai campi dei padri alla terra d’altri. Da gente conosciuta a gente nuova, con lingua diversa, costumi diversi, un Dio diverso. Eppure, bisognava partire: Betlemme - la “casa del pane” - non era più Betlemme.
Un asino, le poche cose, i due figli, e in viaggio. Gente ce n’era poca e, arrivati nelle steppe di Moab, vi si stabiliscono. Disboscare, arare, seminare, attendere il raccolto vivendo dei risparmi e forse di solidarietà, e finalmente mangiare il pane, frutto del loro sudore. Anch’esso dono del loro Dio, benché fuori dalla terra della promessa. Non era lui forse il Signore di tutta la terra?
Lo onorano nella discrezione della loro comunità famigliare. Elimèlech, saggio e laborioso, se ne va con i suoi padri e Noemi resta con quei figli che sono il suo futuro. Non li spinge a tornare a Betlemme a cercar moglie. La loro avventura d’amore avviene lì, fra i moabiti. Orpa e Ruth e le loro famiglie accettano l’alleanza ed Elimèlech e Noemi si sentono meno stranieri.
Un giorno Ruth la moabita si farà straniera e sposa a Betlemme; e da quelle radici diverse e intrecciate nascerà un figlio che sarà nonno di un re e antenato di Colui in cui troveranno unità tutte le tribù della terra.
Storia di piccoli che solidarizzano. Prima della divisione in tribù ed etnie, prima delle barriere che dividono gli Stati, c’è la comune appartenenza alla comune casa: la terra. Prima del diritto a chiudere la porta di casa c’è il diritto di chi bussa cercando sopravvivenza.
Tanti Elimèlech e Noemi, con i loro Maclon e Chilion spesso in grembo, continuano a lasciare le loro Betlemme senza pane e senza futuro. Un viaggio duro. Non pochi dei loro compagni di viaggio sono morti per strada. Anche Elimèlech e Noemi sono stati aggrediti, picchiati e maltrattati. Ma ce l’hanno fatta. Quando hanno visto il mare, sembrava loro che fosse un fiume. Di là c’era il pane! Di là avrebbero potuto crescere i loro figli e chissà, anche mandare della farina alla gente di Betlemme in difficoltà.
A Moab però oggi c’è molta gente che non li vuole. Non vanno tanto bene neanche a Moab, le cose. I ricchi si son presi la maggior parte dei sacchi di farina e si sono chiusi nei piani alti del palazzo, e lasciano i piccoli a disputarsi le briciole al pianterreno. Lo spazio è ristretto, la manodopera tanta e il lavoro scarseggia. C’è anche chi si sfrega le mani per i soldi presi nel trasporto e perché pensa di trovare manodopera a basso costo.
Ma a Moab c’è anche chi organizza l’accoglienza. “Potrei essere al loro posto”, si dice. C’è chi si ricorda di tanti moabiti che percorrono il mondo. E chi si chiede perché queste cose succedono a Betlemme, e si ricorda delle incursioni di Moab nei territori di Betlemme e dei saccheggi fatti. Si domanda come possono cambiare le relazioni fra Moab e la gente di Betlemme, perché Betlemme torni ad essere “la casa del pane”.
Non sappiamo come andrà a finire la storia di Elimèlech e di Noemi. A guardare a quella di tremila anni fa, si direbbe che il futuro passa per l’incontro.







