Alla ricerca dell’armonia
Da vari anni, svolgo la mia attività missionaria con un gruppo misto di musulmani, indhuisti e cristiani a Khulna per animare il dialogo interreligioso. Sono incontri regolari con il pubblico nelle sale della città. Nello stesso tempo, sono a disposizione di gruppi che chiedono una collaborazione e un contributo su questo tema.
In contemporanea, poi, vado nelle scuole per parlare con gli studenti di dialogo interreligioso e della cooperazione fra i vari gruppi religiosi presenti in Bangladesh per sviluppare e consolidare la pace sociale. Questi sono gli ambiti in cui mi muovo per mantenere e creare una società in cui non ci sia soltanto la pace sociale, ma anche atteggiamenti di attenzione ed empatie fra i vari gruppi religiosi. Non è un obiettivo facile da raggiungere, però penso che sia importante e quindi ha bisogno di tempo, energie, idee e azioni per poter essere attuato. In aggiunta, do una mano come presbitero nella celebrazione delle Messe domenicali e nei ritiri.
I due anni di Covid 19 non hanno permesso di svolgere alcuna attività, perché in Bangladesh era stato tutto bloccato: scuole, università…Gli uffici governativi e non solo, con differenti forme di limitazioni di giorni e orari, sono rimasti aperti. Tutto all’insegna dell’incertezza. La gente in genere ha preso coscienza della situazione e si è adeguata evitando assembramenti. Il Bangladesh non aveva le possibilità economiche e tecniche dei Paesi occidentali, quindi il governo bengalese aveva deciso di fermare le relazioni sociali e le attività per evitare il diffondersi del virus mortale. Ora sembra tutto normale, siamo usciti all’aperto e abbiamo ripreso le relazioni normali. Anche il nostro gruppo ha cominciato la sua attività.
Il primo incontro si è tenuto l’ottobre scorso e poi ne sono susseguiti altri fra noi e poi con il pubblico. Possiamo andare avanti con fiducia anche perché vedo che c’è un certo ricambio del gruppo al suo interno. Persone che, con l’avanzare delle età, non partecipano regolarmente alla nostra attività, sono sostituite da altre più giovani. Ciò è bello e cerco di curare questo aspetto, dando importanza agli anziani secondo la cultura bengalese e facendo sì che i giovani si trovino a loro agio. Il cambio generazionale è una realtà importante.
La vita di questo gruppo testimonia numerosi atteggiamenti empatici e di cooperazione fra i vari gruppi religiosi. Sembra quasi che non siamo di diverse entità religiose. In Bangladesh, la religione è ancora importante e fa da divisore nella società. In genere, una persona o un gruppo religioso è molto freddo e comunque usa molta cautela e attenzione nei confronti di qualsiasi altro gruppo religioso. È interessante, perché quell’ostacolo che chiamiamo diffidenza verso chi è diverso da noi, nel nostro gruppo è come se scomparisse.
Nel 2023 non ho ancora ripreso ad andare nelle scuole a parlare di dialogo interreligioso, perché hanno incominciato ora ad assestarsi e quindi riprendere la vita normale. Hanno bisogno di tempo, essendo state chiuse per due anni. Hanno ripreso le lezioni verso metà settembre 2022. Il 25 marzo 2023 è iniziato il Ramadan, mese di digiuno che ha portato alla chiusura di tutte le scuole per un mese intero. Quindi avrò ripreso la mia attività quando voi leggerete queste righe. Penso poi che l’esperienza del Covid, al quale tutti noi abbiamo pagato il nostro contributo, ci potrà dire qualcosa e sarà da tener presente nei nostri prossimi incontri. E qualcosa bisognerà cambiare.
Un aspetto importante è quello di una ricerca costante per capire come muoversi fra la gente, per far sì che il messaggio trasmesso sia capito e soprattutto accettato come credibile. Il mio dire comunica qualcosa oppure sono solo… parole? È un aspetto importante nell’attività di animatore di dialogo interreligioso, di prete quando celebro le Messe domenicali, nei ritiri e nella catechesi che faccio a bambini ed adolescenti. Bisogna stare sempre in guardia, avere gli occhi e le orecchie aperte. Parlare al pubblico ed essere accettati non è cosa semplice, in particolare se chi parla è uno straniero che non parla un bengalese perfetto.
Quando il pubblico è formato da vari gruppi religiosi in cui ognuno ha la sua mentalità, il suo modo di vedere e le sue tradizioni religiose, l’incontro si fa più difficile. Lo dico a me stesso, dal mio incontro, le persone devono portarsi qualcosa che non solo sia accettabile, ma anche qualche punto utile per la riflessione. Ripetere sempre le stesse cose non aiuta certo, perché non attira attenzione della mente e del cuore. Il nuovo è vincente. Chiaramente non sempre avviene, ma il tentativo di trasmettere nuove riflessioni, paga.
Anche in Bangladesh le persone sono cambiate. Il loro modo di vedere e di esprimersi, i loro desideri e aspirazioni, i loro problemi non sono più quelli di venti o trent’anni fa. E il mio impegno è stare sulla stessa lunghezza d’onda della gente, per far sì che il messaggio che condivido abbia un senso. Questo penso sia in realtà l’atteggiamento che qualsiasi prete vive nella sua vita. I mezzi tecnologici hanno accomunato tutte le persone di questo mondo, siano loro adulti, giovani e adolescenti; siamo tutti nella stessa barca, nello stesso modo di vedere intendere e vivere.
È un lavoro difficile! Che il Signore ce la mandi buona. Per questo, vi chiedo di pregare perché il Signore ci illumini e ci ispiri nel nostro essere missionari, testimoni del suo Amore.







