Albania, la prima volta
Padre Andrea Gamba e i laici della Collaborazione Pastorale di Butrio (UD) mi avevano chiesto la disponibilità di accompagnare il gruppo nell’esperienza a Berat, sud dell’Albania. Si sarebbe trattato soprattutto dell’animazione spirituale del gruppo. Si aggiungevano le due religiose della comunità che ci accoglieva.
Alcune di queste persone erano alla loro prima esperienza, come me. Si erano aggiunti al gruppo due Laici Saveriani di Ancona, Beatrice e Fabrizio, che hanno viaggiato per conto loro. Il resto della spedizione aveva seguito una serie di formazioni organizzate dall’Ufficio missionario di Udine con alcune congregazioni religiose interessate all’invio di laici nelle loro rispettive missioni.
A Scutari, abbiamo celebrato l’Eucaristia nel convento delle suore Carmelitane che hanno cominciato ad introdurci nella storia del martirio dei cristiani albanesi nel periodo del dopoguerra, con particolare riferimento a Scutari, cuore della persecuzione, soprattutto nei riguardi del clero e dei religiosi. Questi erano considerati pericolosi dal regime marxista-leninista perché tra loro c’erano i più grandi intellettuali del Paese.
Il convento conserva una parte del lager nel quale sono stati torturati e massacrati a centinaia. È stato trasformato in memoriale. Nel pomeriggio, l’incontro con il vescovo (religioso italiano), in cattedrale, all’altare dei martiri. Anche lui ci ha parlato della lunga via crucis dei cattolici, ma anche degli ortodossi e dei musulmani, che è ufficialmente finita negli anni ‘90, con lunghi e dolorosi strascichi di democrazia formale.
In serata siamo arrivati a Berat, paese essenzialmente montagnoso, ma con larghi spazi coltivati con un’agricoltura apparentemente ancora tradizionale. In questi anni sta vivendo il boom turistico. Domenica 22 abbiamo partecipato alla Messa in uno dei tre luoghi di culto cattolico della città (Uznova), che sono coordinati e animati da alcuni membri della “Piccola Famiglia dell’Annunziata” dei dossettiani, uomini e donne, con un prete (italiano anche lui, don Paolo). Nel pomeriggio, la visita turistica.
Nella settimana, si sono svolte le attività con i bambini della scuola gestita dalle suore Maestre Pie Filippini. Una trentina di bambini, probabilmente di famiglie benestanti, animate dalle maestre e dai nostri volontari. Gli uomini si occupavano di lavori di manutenzione. Al pomeriggio, ogni giorno, abbiamo consacrato del tempo alla formazione e allo scambio di vita. Il gruppo si è rivelato essere molto maturo e sensibile ai temi proposti (da Evangelii Gaudium, la dimensione sociale dell’evangelizzazione) e alle condivisioni di esperienze vissute. Un’esperienza comunitaria significativa per tutti, secondo la valutazione finale fatta insieme.
Abbiamo trascorso una mattinata nella comunità delle persone con disabilità gestita dalla “Piccola Famiglia dell’Annunziata” a Uznova. Una testimonianza che non può lasciare indifferenti. È stato il mezzo attraverso il quale, la comunità cristiana della zona si è costituita e cresce anche con battesimi di giovani e musulmani.
Alcuni punti salienti. La storia del lungo martirio dei credenti albanesi e una Chiesa che sta rinascendo proprio dal sangue dei martiri. È una storia che si intreccia con quella del Paese con una identità e una lingua particolari, per lungo tempo luogo di conquiste (tra le quali quella italiana). È un Paese che tenta di uscire dalla povertà e dalla marginalità, con ambizioni europeistiche, anche se ancora dominato dalle diverse mafie.
Dal punto di vista religioso, sembra essere molto influenzata da una lunghissima tradizione cristiana ortodossa. Il nord è tradizionalmente più cattolico, il sud è visibilmente dominato dall’Islam (4 secoli di dominazione turca ottomanna). Ci sono delle conversioni al cristianesimo. La comune sofferenza dei tempi delle persecuzioni ha favorito le relazioni interreligiose e la convivenza. Tutto il grande sud costituisce istituzionalmente un solo Vicariato apostolico. Dicono che il lungo periodo del Regime, dichiaratosi ufficialmente “Stato ateo”, abbia lasciato comunque delle tracce profonde e molte persone non seguono alcuna religione e non hanno più nessuna cultura religiosa. Il sud del Paese è chiaramente “terra di missione” e il personale missionario è scarsissimo.







