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In Congo RD, il grido di dolore si ripete all’infinito. Goma e Bukavu sono devastate, saccheggiate con morti e feriti. Ci vorranno anni per rialzarsi. Non è possibile prevedere gli sviluppi della guerra e descrivere l’attualità della situazione del Paese. Altri, speriamo, lo faranno nei quotidiani o nelle pagine centrali di questo nostro giornale. Per noi è importante essere presenti con sensibilità e compassione, con pianto e preghiera. 

Abbiamo vergogna del nostro mondo occidentale che sta a guardare, che nasconde la sua responsabilità e che di fatto approfitta dei benefici del conflitto. Il popolo congolese sperimenta la tragedia e noi godiamo dei minerali che fanno funzionare auto, telefonini, televisori, intelligenza artificiale e nessuno ha il coraggio di denunciare. Oltre la responsabilità dei nostri Paesi occidentali, c’è sul posto una classe dirigente corrotta che dovrebbe essere giudicata per alto tradimento. 
Ma il futuro del Congo RD non si basa su figure come Kabila, Nangaa (attuale responsabile della ribellione) o Tshisekedi. Si basa su una gioventù determinata, su una società civile risvegliata e su un desiderio collettivo di cambiamento. La strada sarà lunga, ma è inevitabile. La storia aspetta. Il Congo deve scegliere: affondare o rinascere. 

Il ricordo della beatificazione dei quattro nuovi beati nel Congo non si cancella. Il cardinale di Kinshasa Fridolin Ambongo, che presiedeva la messa di beatificazione a Uvira il 18 agosto 2024, diceva nell’omelia: “Sono convinto che il sangue dei nostri Beati Martiri ci otterrà il dono della pace. È per questo che la loro vita ci interpella oggi: Basta con le violenze! Basta con le barbarie! Basta con le uccisioni e morti sul suolo congolese e nella regione dei Grandi Laghi! Le violenze e le guerre sono frutto della stoltezza. Sono condotte da persone che si allontanano dal cammino dell’intelligenza, da gente insensata, che non ha né timore di Dio né rispetto per l’uomo, creato a immagine di Dio!”.

I quattro nuovi beati sono interpellati per la nuova situazione tragica del Congo. Invochiamo Vittorio Faccin, il beato buono come il pane; invochiamo Giovanni Didoné, il beato dinamico come il fuoco; invochiamo Luigi Carrara, il beato vicino a Dio come un Angelo, e invochiamo Abbè Albert Joubert, il beato fratello di tutti come terra di mezzo. “Voi, che avete testimoniato la fraternità con il sangue, per la vostra Africa, ricaduta per una ennesima volta nel caos, intercedete da Dio la pace. Chiedete per tutti il timore di Dio, il rispetto dell’uomo, creato a immagine di Dio. Intervenite per dare a tutti la forza ogni giorno per rispettarsi come fratelli e il coraggio di essere artigiani di pace, compiendo gesti concreti di perdono e di accettazione reciproca”. 



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