A Natale sii te stesso!
Padre Franco Manganello (foto sopra) è un simpatico saveriano, amante della musica. L’ho conosciuto quando facevamo insieme il liceo classico in “Villa Tittoni”. Suonava molto bene pianoforte e organo; poi si è messo a studiare la chitarra classica, diplomandosi al conservatorio di Trento.
Ordinato sacerdote, ha trascorso nove anni in Italia, impegnato nella formazione missionaria dei giovani e nel ministero. In Brianza è conosciuto e stimato. Quando rientra in Italia dalla missione in Sierra Leone, si ferma qualche giorno anche a Desio. È una gioia per noi e per tutti i suoi amici.
Ci ha lasciato il racconto di un Natale africano.
p. Domenico Meneguzzi, sx
A Madina Tonko Limba alcuni anni fa i ribelli del RUF (Fronte rivoluzionario unito) mi invitarono a entrare nella loro “zona”, che era stata la mia missione per molti anni. Erano più di 600, armati di mitra; formavano il battaglione “Jungla 1” e “Jungla 2”. Nel villaggio centrale io ero «libero» di celebrare la Messa, fare il catechismo e preparare i battesimi dei neonati. Molti dei ribelli venivano in chiesa. Erano in gran parte ragazzi tra i 6 e i 18 anni. Eravamo nel tempo di avvento e perciò vi erano vari gruppi che preparavano i canti per il Natale…
Messaggio sotto le unghie
Ci radunavamo in chiesa, e anche sotto la veranda, tra casa e chiesa, per chiacchierare e, sempre con il mitra vicino, i ribelli esprimevano i sogni del futuro: casa con piscina, motocicletta, lavoro... Parlavano di come avevano ucciso questo e quello, rubato vestiti e scarpe… Ero impressionato! Sognatori fantasiosi, ma anche privi di personalità, alterati da droga e fumo, e sotto il terrore dei loro capi. Come erano magri questi ragazzi!
Scrissi un messaggio segreto su carta di sigarette, nascosta sotto le unghie lunghissime di un giovanotto. Doveva recapitarlo al vescovo mons. Giorgio Biguzzi, che si trovava a Freetown. Arrivarono dalla Caritas cento sacchi di riso! Chi poteva immaginarlo? Cento sacchi di riso ai ribelli per Natale!
Non sono mai riuscito a condannare quei ragazzi perché avrei potuto essere io al loro posto, se forzato dalla droga, con il terrore di una pistola puntata alla nuca! Il Natale arrivò… e cantarono dentro e fuori chiesa. Battezzai anche tre neonati e tutti contenti mangiarono più del solito e fecero anche l’offerta (tutti avevano dei soldini in tasca) per i bambini poveri come il bambino Gesù di Betlemme, e ripetevano:
“Happy Christmas i no die oh”, che vuol dire: “Un Natale felice non è ancora morto”.
Due notti più tardi, mentre ancora dormivo verso mezzanotte, venne a svegliarmi il brigadiere Komba (sui trent’anni) sorridente.
Da furbo, si guardò attorno e con la pila in mano mi disse: “Bravo, padre, che ne dici? Perché non fai arrivare altro riso perché io lo possa dare a quei ragazzi che scavano diamanti per me e facciamo a metà e compriamo quei grossi camion da trasporto?”.
Risposi: “Komba, e chi sarebbe il primo a dirmi che io non sono più un prete, ma un contrabbandiere di minerali preziosi?”. Lui replicò: “Io!”.
I diamanti sono come occhi brillantissimi del demonio: ti incontrano e tu non sei più lo stesso.
Ma il Natale esiste proprio perché tu sia te stesso! Era proprio questo il tema che in quei giorni svolgevamo in chiesa nella catechesi.








