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Con una celebrazione ricca di canti e gioia, insieme a confratelli e amici, il 10 novembre p. Sante Gatto ha celebrato 25 anni di consacrazione religiosa tra i saveriani. Lo abbiamo intervistato.

Come è nata la tua vocazione?
È nata nella mia parrocchia, Santa Margherita di Lissone, quando è arrivato don Angelo, che ci ha aperto gli orizzonti della missione, proponendo al gruppo giovanile di fare delle esperienze missionarie in Costa d’Avorio. Lì dove c’era suor Teresa, originaria della nostra parrocchia. E a prepararci a questa esperienza sono stati i saveriani di Desio. Una volta rientrato, nel 1992, ho deciso di accogliere l’invito di Gesù a seguirlo come missionario saveriano. Avevo 33 anni, con alle spalle 16 anni di lavoro in alcune imprese metalmeccaniche della Brianza. Anche il servizio militare mi ha aiutato in questa scelta, perché avevo trovato amici con alle spalle un cammino di fede molto forte.

Cosa ricordi della missione in Brasile?    
Per 13 anni ho svolto lavoro pastorale a Londrina e Curitiba, nello Stato del Paranà, e a Hortolandia, nello Stato di San Paolo, più quattro anni di esperienza accademica in psicopedagogia a San Paolo. Quello che mi è rimasto nel cuore sono gli incontri, la gente, condividere i sogni, la fede, il senso della giustizia, la lotta contro la povertà, l’attenzione alla Madre Terra, il senso della festa, la gratitudine, il sentirmi in famiglia, il servizio. Ricordo in particolare i giovani, sia seminaristi, sia le realtà presenti nelle parrocchie e nella società.

Poi il Mozambico…
Con nuove motivazioni e rinnovato entusiasmo, ho ricominciato un percorso missionario sconosciuto. Mi sono messo in gioco, ritornando alle fonti della scelta originaria, per servire Dio e il prossimo, creare comunione, chiedendo consigli. Il Mozambico era una richiesta che avevo fatto alcuni anni prima ma, quando la proposta è arrivata, non me l’aspettavo. Dopo lo studio della lingua locale, sono stato destinato alla parrocchia di Sena. Mi sono immerso subito nella realtà sociale ed ecclesiale. Mi muovevo in bicicletta tra le comunità. Questo mi permetteva di conoscere meglio la vita delle persone. Condividevo con loro il desiderio di liberazione e di costruzione di una società più giusta e rispettosa della dignità umana.

Ora sei in Brianza
Sono rientrato per motivi familiari. Ringrazio la congregazione per avermi concesso di seguire al meglio, in questi anni, i miei genitori malati e anziani. Ciò ha modulato necessariamente il servizio che svolgo in comunità. Nonostante questo, con l’aiuto dei vari confratelli ho condiviso il servizio di economo. Per tre anni e mezzo sono stato animatore nell’Ufficio Missionario diocesano di Milano. Qui, ho avuto la grazia di collaborare con le altre congregazioni missionarie, con i Movimenti, con le realtà giovanili, con l’Ufficio Migranti, la Caritas e i religiosi, per aiutare la Diocesi a sviluppare la dimensione missionaria. Seguendo la Comunità cattolica brasiliana, mantengo mensilmente questo servizio.

Sono impegni da conciliare…
Per questo, ringrazio i confratelli che in questi anni hanno avuto pazienza con me. Ci siamo suddivisi i compiti, grazie anche all’aiuto di alcuni volontari della casa. Poi devo molto anche alla mia formazione industriale, che mi agevola nell’organizzare il tempo disponibile. Non per ultimo, contribuisce anche una certa stabilità spirituale e motivazionale, con cui quotidianamente riattivo il mio modo di essere saveriano, sia in comunità, sia con mia mamma Eugenia. Certo, vivo un’esperienza più monacale che missionaria, ma la ritengo un grande investimento in umanità per cercare di cogliere ciò che Dio mi dice anche oggi.

Grazie, p. Sante. Ti siamo vicini. Buona continuazione del tuo cammino missionario, sempre con gioia ed entusiasmo.



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