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Nella parrocchia Sacro Cuore di Gesù, a San Paolo, è bello vedere la gioia della ministra dell’Eucaristia che aiuta nella celebrazione. La gioia di alzarsi presto e preparare la celebrazione (qui non c’è il sacrestano); la gioia di essere presente, servire e dare la comunione ai fedeli (le ministre straordinarie dell’Eucaristia in tutte le celebrazioni danno la comunione).

Sono in questa parrocchia da quasi tre anni e quando sono arrivato questa signora aiutava presso la Caritas e nel Dizimo (raccolta dei contributi mensili per la parrocchia), attività che non ha lasciato. Ho sempre creduto che chi fa, vorrebbe fare di più. E se la nostra parrocchia e la nostra diocesi hanno bisogno di collaboratori è bello vedere quelli che hanno un servizio, farlo con il cuore, con l’allegria negli occhi, con la gioia di sentirsi utili. 

Una sera, invece, prima della Messa nella comunità di Rainha da Paz, mi sono messo all’entrata della chiesa per accogliere le persone, come sempre. Una giovane che conosco, sposata da un anno, si è avvicinata e abbiamo cominciato a chiacchierare. A un certo punto le ho chiesto: “Vuoi migliorare e sicuramente ci riuscirai. Ma dimmi qual è la qualità migliore che userai per risolvere le cose?”. È rimasta in silenzio. Poi ha detto: “Non saprei. Come faccio a saperlo?”. Ho cercato di uscire dal momento imbarazzante raccontando un po’ di me e dando esempi della mia vita. Spero di averla convinta. Non è positivo, però, quando le persone sono brave a raccontarmi i problemi, le difficoltà e le sconfitte, chiedo loro soluzioni secondo le proprie qualità. La maggior parte delle volte tacciono e rimangono in silenzio. “Conosci te stesso” potrebbe essere una chiave di lettura per tutti noi.

Abbiamo avviato anche un ritiro spirituale e vocazionale per giovani dai 18 ai 30 anni nella comunità saveriana a Hortolândia. È un’esperienza fatta di celebrazioni, conferenze, amicizia, allegria e meditazione. Alla fine del ritiro, chi si sente pronto è invitato ad entrare nel seminario saveriano di Filosofia. Quest’anno due giovani della nostra parrocchia a San Paolo stanno vivendo questa esperienza. Al di là dei risultati (che sono nelle mani di Dio), mi dà sempre molta gioia vedere un gruppo di giovani in… ricerca. In questi anni, ho imparato che lavorare insieme ci fa crescere e la vocazione è frutto di un processo che coinvolge tutti. E, per il prossimo anno, ricominceremo con altri giovani... 

In un’altra occasione, ho partecipato a una riunione del gruppo devoto a San Francesco Saverio. Vorrebbero diffondere questa devozione in tutto il Brasile. Mi hanno invitato a partecipare perché sono un missionario… saveriano. Per la festa del 3 dicembre (S. Francesco Saverio) abbiamo organizzato un vero e proprio evento. Alle 9 del mattino, celebrazione Eucaristica in cattedrale con il cardinale di San Salvador da Bahia, coinvolgendo la città. Poi, processione in auto per trasportare la statua di San Francesco Saverio fino alla chiesa parrocchiale, dove il gruppo di devoti di solito si incontra ogni 3 del mese.

Dicono che san Francesco Saverio sia patrono della città di San Salvador da Bahia per il miracolo che alcuni secoli fa si è realizzato. In città c’era la peste ma, dopo la preghiera di intercessione a San Francesco Saverio, la peste misteriosamente è scomparsa. Fede del popolo. Miracoli del passato. Racconti che fanno parte di una storia.

Domenica 5 dicembre, dopo molti mesi di chiusura dovuti alla pandemia (ora qui la situazione è un po’ meno drammatica) ho vissuto la gioia di celebrare l’Eucaristia per la prima comunione di 7 bambini. La chiesa Sant’Ignazio di Loyola era piena di gente. Questo mi ha preoccupato un po’, anche se tutti avevano la mascherina. Dall’altra parte, la gioia dei bambini era grande e tangibile. Ciò mi ha dato la forza e il coraggio di restare circa un’ora in chiesa. Nell’omelia, ho parlato della mia esperienza in questi anni di Brasile, quando ho assistito a situazioni di perseveranza e tenacia. Per esempio, ho raccontato che quando ero in Minas Gerais c’era una comunità nella montagna vicino alla città che faceva catechismo il sabato a mezzogiorno. E i bambini con qualche mamma camminavano 40 minuti per arrivare in chiesa e partecipare al catechismo. E altrettanti per tornare a casa. La gente a queste parole è rimasta in silenzio. Nessuno tossiva, nessuno si muoveva. Forse, in qualche modo li ho aiutati a riflettere, li ho fatti pensare. Spesso, in questo nostro mondo, partecipare al catechismo e fare la prima comunione è una conquista. E abbiamo pregato affinché quei sette bambini possano vivere la loro amicizia con Gesù con grande fede, coraggio e perseveranza.



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