Come possiamo definire diversamente il cardinale Robert Francis Prevost, ora Papa Leone XIV? Quante parole, quanti commenti, quante indiscrezioni per questo uomo con gli occhi del mondo addosso… Conservatore, no progressista moderato, no trumpiano, no è l’opposto di Trump, erede di Francesco con tanti però… E ancora farà questo, dirà quello. Mi perdonerà il nuovo Papa. Ma dietro paramenti, mitrie e zucchetti, abiti di questa o quella taglia, c’è Robert. Un uomo che ha detto sì ad una nuova missione per sé e per il mondo. Come ha detto sì a Bergoglio che l’ha chiamato a Roma, dopo 20 anni sulle strade del Perù, un popolo e una Chiesa a cui si è rivolto anche durante il suo primo discorso appena eletto. Un uomo emozionato fino quasi alle lacrime ricacciate indietro, davanti ad una folla che aveva bisogno di percepire, di conoscere, di non sentirsi abbandonati. E poi quelle braccia aperte per un saluto di PACE che raggiungesse tutti e ciascuno. Un uomo della Chiesa e per la Chiesa, un consacrato, appartenente ad un ordine religioso le cui caratteristiche e il cui carisma, ora, siamo invitati a conoscere.
E ritorna la missione anche nelle parole della Celebrazione di oggi con i Cardinali nella Cappella Sistina. “La missione di spendersi fino in fondo per far conoscere il Vangelo, sparire perché rimanga Cristo. C’è bisogno di portare il dono della fede gioiosa in Cristo Salvatore (citando Francesco) perché non sono pochi i contesti in cui la fede cristiana è ritenuta una cosa assurda, per persone deboli e poco intelligenti; contesti in cui a essa si preferiscono altre sicurezze, come la tecnologia, il denaro, il successo, il potere, il piacere. E Dio è ridotto all’idea di super uomo e leader carismatico che porta ad un ateismo di fatto. È una testimonianza necessaria personalmente e come Chiesa”.
Buon apostolato Leone XIV, buona missione cardinal Prevost, buon cammino Robert! Ti seguiremo con cuore disarmato e disarmante…







