Robert Francis Prevost, cittadino statunitense, è il 267° papa Leone XIV. Membro dell’Ordine di Sant’Agostino con i voti solenni nel 1981, sacerdote nel 1982, missionario in Perù dal 1985 al 1998. Laureato in matematica e teologia, prenderà la nazionalità peruviana. Li è parroco di periferie povere e insegnante in seminario. Dal 2001 al 2013 è Priore generale del suo ordine. Nel 2015 papa Francesco lo nomina vescovo della diocesi di Chiclayo. Nel 2023 è nominato Prefetto del Dicastero per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina.
Nella sua persona mette in relazione il Nord e il Sud del mondo, come uomo globale che trascende i confini. La sua ascendenza comprende radici francesi e italiane dalla parte del papà; dalla parte della madre, figlia di un emigrato dominicano di origini afro-haitiane e di sua moglie creola di New Orleans con ascendenze francesi, spagnole e africane. L’unione di queste diversità culturali ha influenzato il suo carattere facendone un uomo di ascolto, dialogo e mediazione con una visione del mondo e del ministero pastorale caratterizzato da un forte impegno per l’inclusione, la giustizia sociale e la solidarietà con le comunità emarginate. In ogni luogo dove il cristiano si trova a servire dirà che la sua vocazione “è essere missionario, annunciando il Vangelo dove si trova”. Questo compito “è una chiamata all’umiltà”.
La scelta del nome è carica di significato. Si pone in continuità con Leone XIII, pontefice attento agli eventi del suo tempo, la cui enciclica Rerum novarum (15 maggio 1891), apre l’insegnamento sociale della Chiesa moderna con la sua presa di posizione in ordine alle questioni sociali. Se poi si risale alla dinastia dei Leoni fino a Leone Magno, che fermò Attila nel 452 nei pressi di Mantova, si presenta come ostacolo a ogni dominatore.
Il suo primo intervento al mondo è stato il saluto di Gesù risorto ai suoi discepoli smarriti: “La pace sia con voi!”. È pure il saluto che dà inizio alla santa Messa, come a dire che la vita dei fedeli è sempre rianimata dalle parole del Cristo risorto. La parola pace poi risuona nove volte con sfumature e declinazioni diverse. “È la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante”. Non sono dunque le armi a fare la pace ma la fratellanza. “Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore…” La pace inizia dal cuore; un cuore pacificato semina pace intorno a sé. “Aiutateci anche voi a costruire ponti con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo, sempre in pace”. Le armi della pace sono il dialogo, l’incontro per cercare l’unità … Camminare insieme a voi, come Chiesa unita, cercando sempre la pace, la giustizia…”.
La pace diventa ricerca del bene comune, si fa politica, economia, cultura. “Vogliamo essere sinodale che cammina che cerca sempre la pace…”. La pace è frutto di lavoro e una ricerca d’insieme. “Preghiamo insieme per questa nuova missione, per tutta la Chiesa, per la pace nel mondo, chiediamo questa grazia speciale a Maria, nostra madre”. La pace diventa missione.
Le numerose parole usate nella declinazione della pace ci ricordano la continuità con i processi aperti da papa Francesco. La scelta del nome di Leone ci presenta una certa discontinuità nella prospettiva e nel carattere più riservato e riflessivo di una creatività personale che va sempre a vantaggio per l’avanzamento nella storia.
Nella sua prima omelia ai cardinali, papa Prevost ha delineato i termini della missione della Chiesa: “Testimoniare la fede gioiosa in Cristo salvatore. Per cui è essenziale ripetere: Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”. Questo qualifica la nostra relazione con lui, in un cammino quotidiano di conversione e come Chiesa, vivere insieme la nostra appartenenza al Signore portandone a tutti la buona notizia. Ed evocando la figura di Sant’Ignazio di Antiochia traccia il compito principale di chiunque eserciti un ministero di autorità nella Chiesa: “… è essenziale che sparisca affinché rimanga Cristo, farsi piccolo affinché lui sia conosciuto e glorificato; spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo”.
Nel primo Regina Caeli, richiamando la figura del Buon Pastore, ha invitato a pregare per le vocazioni e ai giovani di non avere paura ad accogliere l’invito della Chiesa e di Cristo Signore. Poi, il nuovo appello ai potenti e la preghiera a Maria per ottenere il miracolo della Pace: “Mai più la guerra!”. E la citazione dei vari fronti aperti, senza sconti per nessuno. Ma solo la PACE.







