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Quando si dice che è tutta una questione di prospettiva

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Anche nella politica c’è spazio per amare con tenerezza. “Cos’è la tenerezza? È l’amore che si fa vicino e concreto. È un movimento che parte dal cuore e arriva agli occhi, alle orecchie, alle mani. […] La tenerezza è la strada che hanno percorso gli uomini e le donne più coraggiosi e forti”. In mezzo all’attività politica, “i più piccoli, i più deboli, i più poveri debbono intenerirci: hanno diritto di prenderci l’anima e il cuore. Sì, essi sono nostri fratelli e come tali dobbiamo amarli e trattarli” (papa Francesco, FT 194).

Voi, ricchi e possidenti, capitalisti che considero ugualmente come i miei figli carissimi in Gesù Cristo, non dimenticate mai, alla vostra volta, che gli operai delle vostre officine, i lavoratori dei vostri campi sono i vostri fratelli, perché figli di uno stesso Padre, redenti ad uno stesso prezzo, destinati ad una stessa gloria e quindi come tali dovete considerarli e trattarli (25 marzo 1908, Parma - Discorso in Duomo per il suo ingresso, in FCT 15, p. 357).

Il giorno in cui il Papa ha pubblicato l’Enciclica “Fratelli tutti” sulla fratellanza e l’amicizia sociale, m’è subito venuto in mente un altro “quasi santo” e grande patriarca della chiesa latino-americana: Dom Hélder Câmara, arcivescovo di Recife, personalità di spicco, infaticabile difensore dei diritti umani durante la dittatura militare in Brasile. Testimone di una chiesa semplice, povera, non-violenta, principale mentore di quelle che sono state le cruciali conferenze episcopali di Medellín e di Puebla. Senza dimenticare la sua intensa collaborazione nel Concilio in favore di una “chiesa dei poveri” e l’amicizia che lo legava a Paolo VI, con il quale ha collaborato nella stesura dell’enciclica Populorum Progressio.

L’aneddoto, tratto dalla stessa testimonianza di Dom Hélder nel documentario di Érica Bauer “Dom Helder, o Santo Rebelde” (2004), è di una lucidità sconvolgente e riassume tutta l’enciclica di papa Francesco oltre che il Vangelo. Si racconta che un giorno Dom Hélder ha accolto un padre di famiglia che cercava lavoro. Immediatamente ha chiamato al telefono un amico commerciante dicendogli: “Ho qui mio fratello in cerca di lavoro, ce l’avresti un posto per lui?”. “Per il fratello dell’arcivescovo, ci mancherebbe, è ovvio che il posto lo troviamo”. Passati alcuni giorni, però, scoperto l’imbroglio, l’amico richiama Dom Hélder lamentandosi che la persona in questione non era affatto suo fratello. Allorché Dom Hélder gli risponde: “Fratello solo da parte di Padre, non è fratello?”. “Sì - risponde l’amico - ho capito quello che intende dire … ma pensavo fosse fratello di sangue!”. “Ed è proprio così - replica Dom Hélder - perché il sangue che Cristo ha versato per me, lo ha versato anche per lui. Siamo fratelli di sangue!”.

Questo era Dom Hélder e questo è tutto, in sintesi, il Vangelo. Francesco lo riprende nella sua enciclica: il tema della fratellanza non è una questione di buoni sentimenti, ma di fede. Credere insomma che Dio è Padre, come Gesù ci ha insegnato a chiamarlo, e perciò siamo suoi figli, quindi fratelli tra di noi… di sangue!
La fede, prima di costituirsi a fondamento di un’etica, o di esprimersi essenzialmente nella carità, è una questione di ottica, vedere le cose da una prospettiva, da una specifica visione del mondo, dell’umanità e della creazione: siamo tutti fratelli! Per il cristiano siamo tutti fratelli e sorelle di sangue, perché figli e figlie dello stesso Padre. Il resto è solo conseguenza.



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