Il progresso è tale se ci aiuta a vivere meglio. Le invenzioni sono così tante che spesso ne rimaniamo frastornati, anche perché hanno sempre due facce. Prendiamo un esempio di grande attualità. Sempre più gli angoli pubblici e privati delle nostre città sono sorvegliati da centinaia di telecamere: un grande fratello invasivo come nessun’altra diavoleria lo è mai stata, con cugini e cuginetti di cui ancora poco sappiamo. E non sono mai sufficienti.
In epoche passate, forse la gente riusciva a non sentirsi troppo angosciata dal crimine, perché in assenza della flagranza del reato, confidava nella bravura degli investigatori e le pene erano certe? Oppure, in passato erano meno i fatti delittuosi? La percezione preoccupante di una diffusa insicurezza cresce. Vietato illudersi, i malintenzionati saranno sempre con noi. Questo progredito grande fratello riuscirà ad averla vinta? Sarà in grado di setacciare ogni metro quadro? In futuro basteranno pochi droni ed invisibili logaritmi sparsi?
Sia come sia, il progresso aiuta davvero e non va demonizzato. Siccome però è ambiguo, provvisorio e limitato per natura, può suscitare perplessità. Motivi per arricciare il naso ce ne sarebbero. Impossibile sottrarsi alla prepotenza di questi totem nascosti, privi di ogni più piccolo sentimento di compassione, empatia e pudore. È giocoforza, quantomeno, ingoiare il rospo della rinuncia ad una larga fetta della nostra "privatezza". Alla lunga, si indebolirà il nostro senso di responsabilità e accetteremo con indifferenza l'odioso fastidio di essere sempre spiati?
Appartengo a quella generazione che è cresciuta, fin dagli anni del catechismo, con uno slogan tanto breve quanto perentorio: "Dio ti vede". So perfettamente che la cosa a qualcuno fa venire in mente ricordi sgradevoli di un invadente occhio cui non ci si poteva nascondere, come recita un proverbio arabo: “Dio vede anche una formica nera, su una pietra nera, nella notte più nera”. Ma non per tutti è stato così penoso né, del resto, avrebbe dovuto diventarlo per nessuno. In verità l'occhio non era quello di un estraneo spione, perché veniva da "dentro". Dietro di sé non lasciava filmati che avrebbero potuto incastrarci e ci lasciava la possibilità di gestire, responsabilmente, i fatti nostri. Era l'occhio della coscienza, invitata a dire No al Male con una libera scelta. Onestamente, quell'occhio (coscienza) era, adeguatamente rispettoso della nostra libertà e meno urticante (gli altri, neppure si accorgevano se l'occhio della coscienza era spento), a costo zero e nondimeno, se serenamente interiorizzato, assolutamente più efficace. Si può provare a leggere il Salmo 138 (139): “Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando seggo e quando mi alzo; penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo...”.






