Annuncio della Beatificazione dei Martiri Saveriani
“La beatificazione dei nostri confratelli è motivo di grande gioia per tutti noi Saveriani e per la Chiesa universale”, ha dichiarato padre Fernando García Rodríguez, superiore generale dei Saveriani.
Il 18 agosto saranno proclamati beati i Saveriani Vittorio Faccin, Luigi Carrara, Giovanni Didonè e il sacerdote congolese Albert Joubert.
Si tratta di un riconoscimento pubblico ufficiale da parte della Chiesa, anche se di fatto le persone di Fizi e Baraka li hanno da sempre considerati dei martiri.
Per la Chiesa cattolica presente in Congo è anche motivo di ulteriore fermento. Questa è la seconda beatificazione che avviene in Congo, dopo quella del 1985 di Sr. Maria Clementina (al secolo Alphonsine) Anuarite Nengapeta.
“La Chiesa, dichiarandoli beati, riconosce la loro morte violenta come un martirio,” afferma p. Fernando, “sono morti dando testimonianza dell’amore per Dio e per il popolo congolese che stavano servendo”.
Il padre generale si chiede, “da dove hanno tratto la forza per continuare a vivere a Baraka e Fizi quando sapevano che le loro vite erano a rischio? Qual è stata la motivazione principale per rimanere accanto al popolo nonostante il pericolo, le minacce e l’incertezza”?
La risposta sembra emergere nei loro scritti che sono giunti fino a noi: la vita che abbiamo ricevuto è una cosa seria. E se è una cosa seria, va vissuta pienamente, mettendola al servizio dell’eternità. Perché chiunque voglia salvare la propria vita, la perderà, ma chi consegna la propria vita per causa mia, la troverà (Mt 16,25).
“È molto significativo che questa celebrazione avvenga oggi, nel 2024, quando il Congo non è un paese completamente in pace e nel mondo i conflitti continuano ad aumentare,” continua p. Fernando, “mi auguro che l’esempio dei nostri confratelli possa toccare il cuore di tante persone, soprattutto di chi ha responsabilità decisionali, affinché la pace divenga una realtà per tutti”.
Il motore che li ha guidati fino al Congo è stata la fede in Gesù Cristo e nel suo progetto di salvezza per l’umanità, hanno messo le loro vite al servizio dell’amore di Dio, avendo come modello di vita e di azione missionaria Gesù Cristo.
“Sono rimasti fedeli perché Dio è fedele”, afferma il missionario.
I martiri sono anche di esempio ad altri cristiani e missionari. “Vivere in questo modo, con questa convinzione, tenendo conto anche della loro giovane età, non può essere venuto in modo spontaneo o quasi naturale, poiché il riflesso naturale è proteggersi, mettersi al riparo da qualsiasi minaccia”, afferma il superiore. “Questa convinzione è frutto di un’educazione e formazione umana, cristiana e missionaria che si acquisisce nel tempo e nella perseveranza quotidiana”.
“Faccin, Carrara, Didonè e Joubert sono ora per noi modelli di vita umana, cristiana e Saveriana”, conclude p. Fernando. “Possano essere una fonte continua di ispirazione e sostegno per la nostra vita Saveriana”.







