Skip to main content
Animazione Missionaria e Vocazionale

Desio (MB)



Presentazione

La nostra casa vuole dunque essere “spazio aperto” di condivisione con la famiglia saveriana, composta dai missionari saveriani, dalle missionarie saveriane e dai laici saveriani. Insieme incroceremo cammini di vita alla luce di Cristo con un grande desiderio di felicità e di pace.

Cdesio celebrazionei rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.

Qui, dall’inizio alla fine, la missione è intesa come incontro tra persone in Cristo che, secondo continenti, modalità e tempi diversi, suscita sfide, accende il cuore di desideri e porta a formulare progetti.

Offriamo, dunque, strumenti di animazione, itinerari e proposte di formazione, incontri di Spiritualità alla luce del Vangelo, l’ascolto di testimoni, di missionari che hanno già fatto la loro scelta di vita accanto agli ultimi del mondo.

Insieme, ci collegheremo con tante persone già impegnate nella diffusione del Vangelo e anche noi potremo scoprire cammini per farlo a partire dal nostro territorio, dal nostro ambiente lavorativo, scolastico o universitario, per essere anche noi proiettati verso gli altri… “fino agli estremi confini della terra!

Condividi su

 

 A seguito della testimonianza di Ginevra Taccagni, pubblichiamo ora due testimonianze. Sempre affascinanti. la prima è di Daniele Farina e la seconda è di Stefania Pappalardo di Salerno. Tutti e due hanno vissuto l'esperienza d'amore nelle missioni dei saveriani in Congo dal 15 luglio al 15 agosto. (di DANIELE FARINA)

LA VERITÀ SVELATA DA OCCHI PROFONDI                                                  

In questo preciso momento mi trovo in riva al mare con in mano un quaderno ed una penna, sto per iniziare a raccontare la mia esperienza di volontariato che ho vissuto in Africa, precisamente nella RDC, spero e mi auguro che queste righe vi suscitino emozioni e sensazioni difficili da spiegare come è successo a me.
Fino ad un mese fa mi trovavo a Goma dove ho vissuto le mie prime due settimane da volontario. Nel tempo trascorso ho visitato e potuto vedere diverse strutture che mi hanno colpito profondamente, ma una più di tutte:l'orfanotrofio di Goma. Il giorno che dovevo andare all'orfanotrofio avevo una sensazione di incredulità, tra me e me dicevo non mi sembra vero che tra pochi minuti i miei occhi potranno vedere una delle più crude e tristi realtà che appartengono a questo mondo. Arrivati al centro, a primo impatto sono rimasto senza parole nel vedere i bambini urlare e saltare di gioia per la nostra presenza, sono andato più volte a trovarli. Dal primo incontro mi sono affezionato a loro, in particolar modo ad uno. Questo legame tra me e il bambino è nato da semplici gesti come:tenendolo in braccio, giocando a calcio, ballando. Le ore che trascorrevo con lui ritengo che siano quelle spese meglio in 21 anni di vita, non ci comprendavamo nel parlare, ma erano i suoi, i nostri occhi a farlo. Il momento più triste era il saluto, in quell'istante percepivo la tristezza più profonda e vera da ambo le parti, ma vedere il volto del bambino avvolto dalla tristezza ti strazia il cuore; mi interrogavo spesso e lo faccio tutt'ora su cosa penserà il bambino di me, della mia presenza, dei miei gesti verso di lui, nel vedermi per poche ore perché poi dovrò andarmene: penserà che lo stia abbandonando anch'io?
Tutte queste erano le domande che mi ponevo! Spero e mi auguro con tutto il cuore di avegli trasmesso, in quel breve tempo, un po' di felicità e serenità: ciò è quello che ho ricevuto io da lui!
Il momento del saluto, prima della nostra partenza, rimarrà per sempre impresso nella mia mente e nel cuore: lo sguardo del bambino e di tutti gli altri non mi abbandonerà mai!
Questo turbinio di emozioni si è ampliato quando, trasferiti a Bukavu, ho avuto il dono di trascorrere giornate meravigliose con le ragazze vittime di violenza della casa Saint Joseph. Con loro mi sono sentito me stesso al 100% grazie all'accoglienza che ricevevo e grazie a tutte le loro attenzioni. Io, ragazzo chiuso, ho ballato come mai avevo fatto e questo grazie a loro! I loro occhi raccontavano tutta la loro vita brutalmente rovinata ma il loro sorriso illuminava le mie giornate! Da loro ho imparato che solo la forza interiore e la fede ti portano a reagire ed andare avanti nonostante tutto. E questo è l'insegnamento che cercherò di farne tesoro nella mia vita. Potrei continuare a scrivere per ore, perché le emozioni provate sono state infinite, perché gli sguardi incrociati mi hanno segnato uno ad uno, perché i gesti ricevuti mi hanno fatto sentire amato, perché quello che ho cercato di donare mi ha fatto sentire utile e perché quello che ho vissuto è stato qualcosa di magico, ma mi sento di terminare qui il mio racconto con la speranza di aver trasmesso appieno le mie emozioni! 
A conclusione del mio viaggio ho una certezza vorrei in un futuro poter fare realmente qualcosa di concreto al fine di aiutare questo meraviglioso popolo.

   
 

(di STEFANIA PAPPALARDO)

Lasciati catturare dal brivido dell’amore

 

Quando ripenso a quello che ha significato il Congo per me, mi sovvengono tante riflessioni ed emozioni che mi hanno scosso fin nel profondo dell’animo. Ero partita con il desiderio di conoscere il mondo, sono tornata che conosco un piccolo sprazzo di mondo e un intero oceano di me stessa. Dire che l’esperienza mi ha aperto gli occhi è riduttivo, perché ciò che ho visto crescere dentro di me è stata un’apertura di cuore, mente e corpo che in sintonia si sono lasciati rapire dalle bellezze più nascoste, quali la forte resilienza e speranza che nutre il popolo congolese. E in questo mi viene in mente un bambino che occupa un posto speciale nel mio cuore: Elonga. Nei suoi occhi si trova tutta la saggezza di cui un uomo potrebbe mai ostentare di raggiungere durante il suo intero percorso di vita. E’ stato portato all’orfanotrofio ‘Flamme d’amour’ di Goma quando aveva appena 9 mesi ed era gravemente malnutrito. Quando lo si guarda negli occhi è in grado di raccontare una storia fatta di sofferenza e resistenza, il tutto avvolto da uno sguardo carico di profondità. Ricordo la prima volta che siamo andati all’orfanotrofio, quell’ondata di impotenza che mi ha travolta nel pensare che c’era ben poco che potessi fare. Che ‘aiutare’ è un parolone e forse qualcosa che non potremo mai fare del tutto. E così, mettendo da parte l’autocommiserazione, ho deciso di donare l’unica cosa che non pretende e non vuole essere pretesa: l’amore. Mi svegliavo al mattino con l’unico pensiero fisso di uscire fuori, mischiarmi tra i bambini e dare loro tutto l’affetto di cui ero capace. Come spiegare... svegliarsi consapevoli che la giornata sarebbe stata riempita di gioia, amore e compassione sterminati. Penso sia una ricchezza che il Congo possiede e trasmette a chiunque sia disposto a spogliarsi di ogni pregiudizio e comprendere l’altro oltre le apparenze. Essere un missionario vuol dire proprio questo, aprire il cuore e renderlo vulnerabile allo sconosciuto.

 La bellezza della missione risiede nell’avermi fatto scoprire quale sia la mia Missione sulla terra, usando le parole di papa Francesco, ho capito ‘per chi sono io’. E ho compreso che lì, in quel momento io ero per il popolo congolese. E quindi non importava quale minaccia imminente potesse soccombere su di noi, io sapevo perché ero lì. Mi ero preparata alla possibilità che ci sarebbero potuti essere ostacoli lungo il percorso, ed ero disposta a fronteggiarli. E da lì, quella calma che mi avvolgeva mentre il panico si spargeva tra le notizie online che l’Ebola era giunta fino a Goma. Io mi sentivo beata.

Un pensiero folle, ma lo stesso Papa Francesco ci invita a non essere inattivi e passivi davanti al trascorrere della vita. Ci invita a non rimanere chiusi in noi stessi e nei nostri comfort che in quanto tali ci donano una certa “sicurezza”. Ciò che queste parole trasmettono è un messaggio grintoso rivolto ad animi pronti ad ascoltare ed agire di fronte alle innumerevoli sfaccettature della vita. Ciò che importa è gettarsi da quel ‘balcone’ fatto di false sicurezze, catene che impediscono all’animo di sfoggiare sé stesso nella sua più intrinseca bontà.

Ciò che ho imparato più di tutto da questo viaggio è l’importanza di lasciarsi andare dalle imposizioni sociali e culturali per volgersi con apertura d’animo verso l’altro. Che si aneli verso l’amore attraverso un piccolo gesto che può far del bene a chi, sappiamo, non potrà ricambiare se non con la riconoscenza. E dunque lasciarci catturare dal brivido dell’amore che non ha bisogno di essere sfarzoso e visibile, ma che ci sussurra e ci sfiora con delicatezza. E se potessi svelare un piccolo insegnamento che il Congo mi ha donato, direi camminate per strada e guardate le persone diritte negli occhi, donate loro la vostra empatia e compassione.

Un giorno vi ritroverete con un cuore pieno di amore e vi chiederete ‘dove ho raccolto tutto questo amore? Avrete attraversato i cieli con coloro a cui avete donato il vostro sorriso, avrete viaggiato i mari con coloro a cui avete teso la vostra mano di aiuto, e avrete assaporato con gli occhi di chi vi ha guardati e voi avete compatito, non giudicato. E così risponderete: io sono stato in tutte queste persone e sono diventato una goccia in un oceano di infinito amore. 



Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito