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Animazione Missionaria e Vocazionale

Desio (MB)



Presentazione

La nostra casa vuole dunque essere “spazio aperto” di condivisione con la famiglia saveriana, composta dai missionari saveriani, dalle missionarie saveriane e dai laici saveriani. Insieme incroceremo cammini di vita alla luce di Cristo con un grande desiderio di felicità e di pace.

Cdesio celebrazionei rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.

Qui, dall’inizio alla fine, la missione è intesa come incontro tra persone in Cristo che, secondo continenti, modalità e tempi diversi, suscita sfide, accende il cuore di desideri e porta a formulare progetti.

Offriamo, dunque, strumenti di animazione, itinerari e proposte di formazione, incontri di Spiritualità alla luce del Vangelo, l’ascolto di testimoni, di missionari che hanno già fatto la loro scelta di vita accanto agli ultimi del mondo.

Insieme, ci collegheremo con tante persone già impegnate nella diffusione del Vangelo e anche noi potremo scoprire cammini per farlo a partire dal nostro territorio, dal nostro ambiente lavorativo, scolastico o universitario, per essere anche noi proiettati verso gli altri… “fino agli estremi confini della terra!

HO CAPITO QUALE E' IL MIO POSTO NEL MONDO, DOVE MI VUOLE DIO

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Pubblichiamo la testimonianza di due giovani che hanno partecipato all’esperienza missionaria in RDC l’estate scorsa (https://www.saveriani.it/gestione/comunita/desio-modifica). Leggere quello che il Signore ha tessuto nel cuore di ognuno di noi durante questo tempo mi spinge ad esprimere un sentimento che sale dal profondo del mio cuore: la gratitudine. Il Signore non poteva essere più buono con noi.

Dio incide delle scritte d’oro incancellabili sul nostro cuore.

Scritte che aspettano momento giusto per uscire fuori, per scoprire una parte di noi, quella parte più bella, quello che siamo veramente: Amati ciascuno nella propria unicità, un amore profondo.

Dagli scritti di questi due giovani, Daria e Alessandro, scopriremo che l’unica cosa che scioglie il nostro cuore l’amore.

Noi possiamo credere di più nel Dio Amore quando incontriamo qualcuno che ci ama come siamo, quando incontriamo qualcuno che ci abbraccia, quando troviamo qualcuno che è disposto ad entrare con noi nel tunnel buio sussurrando all’orecchio: non posso fare nulla ma io sono accanto a te. Come non osare questo viaggio nel cuore di Daria ed Alessandro per aprire lo scrigno e trovarci alcuni tesori: servizio, agape, emozioni che cambiano la vita, abbraccio, sguardi che penetrano l’anima… (Emmanuel)

(di ALESSANDRO CIONFOLI)

Radice fluviale “Insieme ai giovani: questa è la strada!” – con queste parole di Papa Francesco durante l’Angelus della Giornata missionaria mondiale inizia il viaggio, mai solo fisico ma anzitutto della personalità impersonale. Cinque incontri preparatori, altrettanti tra vaccini e profilassi, arriva quindi il 15 luglio 2019, 21h15, volo Malpensa – Goma, Repubblica Democratica del Congo.

Riscoperta delle virtù teologali: fede speranza e carità

Riscopro qui, in Congo, un aspetto del Cristianesimo che non trovo così centrale in altre realtà religiose od iniziatiche, e che reputo fondamentalmente sublime nella sua semplicità: è la centralità dell’Amore come servizio, non solo Eros o Filia, ma Agape.

L’incontro con un missionario saveriano attivo in Taiwan, p. Paulin B.

Illuminante è stato l’incontro con un missionario saveriano attivo in Taiwan come Professore di dialogo interreligioso: con grande umiltà intellettuale, scoprire le eccellenze di altre fedi aiuta a ridimensionare la nostra alla luce della tolleranza; da quella sera in poi, ho reiniziato la lettura della Bibbia non focalizzandomi sugli abomini e frasi inaccettabili, come “la donna sia sottomessa all’uomo come l’uomo lo è a Dio”, ma sui molteplici spunti valoriali di indubbia eticità, in primis l’Amare il prossimo come se stessi.

Orfanotrofio Flamme d’Amour

Ed all’orfanotrofio Flamme d’Amour, giochiamo a calcio, insegno loro le arti marziali e la fotografia e alle urla di felicità che ci accolgono, cori di gioia cui si contrappone violentissima l’esperire un secondo abbandono nel momento del saluto finale. Era Guy che puntualmente per primo mi abbracciava non appena scesi dalla macchina, ed era ancora Guy il più lontano al momento della ripartenza, come se vivesse un addio dallo straziante sapore. Sue erano le mani che coprivano gli occhi in quel momento, nascondersi dalla realtà fattuale. Ecco, pensavo non avrei percepito maggiore senso di perdita in quei giorni, ho dovuto ricredermi: è come se negli occhi delle bambine ed adolescenti vi sia una consapevolezza di squarcio essenziale non sanato e non so come sanabile.

Con le ragazze raccogliamo il mais, prepariamo il Bugali, apprendiamo la così genetica arte della danza ed abbiamo un’escursione in montagna; tra ineffabili paesaggi naturali ed allevamenti di capre, servizi fotografici nonché riso e fagioli mangiati in comunità necessariamente con le mani, non vorrò né potrò mai dimenticare quella ragazza, la Ragazza con le fossette, e quei suoi occhi specchio di un’anima dilaniata da un’alienazione radicata nelle viscere di un passato ingiusto ed ingiustificabile. Già, quello specchio frantumato... 15 agosto 2019, h7:25: siamo a Milano.

La chiarezza intrapersonale per definire il futuro ed il distacco dalla produttività quotidiana hanno consentito di focalizzarmi sul tanto anelato onanismo intellettivo, ovvero filosofeggiare e domandarmi sulla Felicità: ecco, ho trovato la Felicità nella semplicità, perché forse Felicità è materializzazione delle aspettative. Era Guy, era la Ragazza con le fossette; è Goma, è Bukavu; sarà RDC, sarà Agape…

(di DARIA CARBONE)

Sono passate settimane dal rientro dalla mia missione in congo. Mi è ancora difficile trovare le parole giuste per spiegare quello che ho provato, visto e vissuto in questo incredibile mese. Farò del mio meglio. Non ho mai provato sensazioni del genere in tutta la mia vita, ogni singola persona incontrata mi ha trasmesso emozioni e sensazioni uniche, mai provate e mi hanno insegnato cose che non si imparano tra i banchi di Scuola e nemmeno nella vita quotidiana. Ogni giorno che passava mi rendevo conto dell'ipocrisia nella quale vivo, o almeno ho vissuto fino a un mese fa e di quanto la vita sia fatta di condivisione e amore per il prossimo.

Il significato di queste ultime l'ho imparato dai bambini che ogni giorno vedevo in parrocchia, passando in macchina, nell'orfanotrofio di Goma, a Bukavu...  Ciascuno di loro ha rubato una parte di me sostituendola con una decisamente migliore. Uno di questi è Ushindi, un bimbo dell'orfanotrofio. Si è avvicinato a me mentre ballavamo e da quel momento non riuscivo più a staccarmi da lui. Non abbiamo mai parlato, ma a entrambi bastava rimanere abbracciati per stare bene. Non so quale sia stato il mio impatto su di lui, l'unica cosa che so è che ha davvero cambiato tutto di me, soprattutto il mio modo di amare e di dedizione per il prossimo. 

Ogni giorno vivevamo realtà diverse, tantissime mi suscitavano un senso di rabbia e mi sentivo inutile come non mai.

Cercavo di trovare il senso in molte cose, come la violenza di cui sono state vittime le ragazze di Saint Joseph. Anche se erano sempre allegre e urlanti appena ci vedevano, anche se mi hanno fatto fare cose che mai avrei pensato di fare, come ballare davanti a persone, bastava guardarle dritte negli occhi e vedevi il loro dolore, la loro cruda e spezzata realtà.

Mi porterò sempre nel cuore i loro sguardi.

In questi trenta giorni ho capito quale è il mio posto nel mondo, dove mi vuole Dio, la mia missione su questa terra. Ovvero nei cuori di chi ha poco ma sa amare nonostante dentro di sé porti una sofferenza inimmaginabile. 



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