“GRAZIE DESIO PER TUTTO”
Il rettore dei padri Saveriani di Desio, Emmanuel Adili Mwassa, lascia la casa di via don Milani 2, dopo sei anni, per proseguire la missione saveriana a Parma. Padre Emmanuel Adili Mwassa lascerà la comunità di Desio e saluterà tutti quelli che vogliono partecipare alla Messa di sabato 28 agosto alle 18.45. Chi è però padre Emmanuel e cosa ha fatto in questi sei anni a Desio? Di seguito qualche domanda per conoscerlo meglio:
Padre Emmanuel ci puoi dire qualcosa della tua vita?
Sono Emmanuel Adili, congolese (Repubblica Democratica del Congo; in Italia dal 2010. Da sei anni vivo nella comunità di Desio. Mi sento di ringraziare, innanzitutto, il Signore, la mia famiglia biologica e quella religiosa per il loro amore, accompagnamento, presenza e protezione.
Sento in me il desiderio di esprimere la mia gratitudine più sentita. In questi giorni ho riletto la mia vita. Sono partito dall’infanzia. Da bambino. Ho notato che c’è sempre la mano di Dio, ci sono persone belle, buone, degli angeli che il Signore mi mette affianco. Grazie. Ho pensato all’Amore smisurato dei miei genitori. Ho pensato ai miei fratelli e sorelle che mi accompagnano in tutte le tappe della mia vita. Ho pensato al clima familiare quando tutti [fratelli e sorelle] giocavamo con papà, ci prendevamo in giro, andavamo a pescare, a coltivare, a fare dei lavori e con mio fratello Pépin servivamo all’altare come chierichetti. Tanti ricordi. Tanti amici. La storia di Desio è la stessa storia d’amore del Signore e dei fratelli/sorelle. Gratuitamente Dio mi ha consacrato con i voti religiosi nella famiglia dei Missionari Saveriani. Gratuitamente Dio mi ha dato il dono del sacerdozio missionario. Gratuitamente sono stato inviato a Desio. Gratuitamente sono stato amato. Gratuitamente sono stato accolto. Gratuitamente sono stato ascoltato. Gratuitamente sono stato voluto bene. Da Desio porto dei ricordi incisi nel mio cuore.
Hai un ricordo preciso dei padri o/e delle persone incontrate qui nella diocesi di Milano?
La prima gratitudine è rivolta ai confratelli saveriani – dono del Signore – che il Signore mi ha messo accanto. Nel mio cuore porto un pezzo dell’esperienza di ognuno di loro e posso solo dire Grazie Nazzareno Corradini, Valeriano Ruaro, Meo Elia, Franco Mangaenello, Domenico Meneguzzi, Luciano Mazzocchi, Domenico Vignato, Gianni Villa, Marino Bettinsoli, Piero Pierobon, Sante Gatto e Jean Paul Majambere. Potrei rilevare alcuni tratti di ciascuno di essi, ma vista la limitatezza di questo scritto, mi soffermo su padre Pierobon e tra quelli più anziani. Padre Pietro Pierobon – allora rettore – mi ha aiutato molto nei miei primi passi in quanto sacerdote. Mi ha lasciato tutto lo spazio, ha rispettato i miei tempi, mi ha dato fiducia, abbiamo collaborato nell’animazione in vari settori. Lo ringrazio per la sua bontà nei miei confronti.
Un pensiero particolare a padre Enrico Di Nicoló, che era davvero saggio e attento, mi ha insegnato molto, la sua mancanza per la comunità è stato un colpo forte, abbiamo perso un uomo di grande cultura e di grande umanità. Voglio fare un ringraziamento a padre Nazzareno, che mi aspetta a Parma. Nazzareno è un missionario riuscito: accogliente, amabile, semplice, profondo, uomo di preghiera con un sorriso tenero che scioglie i cuori duri. L’unico difetto è uno juventino. Mi colpiscono molto la disponibilità, l’attenzione e lo zelo missionario di p. Valeriano. Anche in pieno lockdown non si è mai tirato indietro. Oppure di fratel Domenico: sempre disponibile…e così ia per tutti i miei confratelli potrei dire qualcosa di bello.
Un secondo ringraziamento lo rivolgo alla Chiesa ambrosiana. Ringrazio per l’accoglienza ricevuta in questa Chiesa. In particolare modo rivolgo la mia sincera gratitudine a don Gianni Cesena, parroco di Desio. Per me è stato come un maestro. Abbiamo collaborato molto bene. Mi ha incoraggiato tanto. Abbiamo fatto le cose insieme e avevamo tanti punti in comune. Grazie. La mia gratitudine a tutta la diaconia che è stata luogo di incontro, di scambi e di crescita. Ringrazio anche le autorità politiche – in particolare il nostro sindaco Roberto Corti – , le forze dell’ordine per la loro disponibilità e collaborazione.
Cosa ti aspettavi quando sei arrivato a desio 6 anni fa?
Quando sono arrivato a Desio, il 25 ottobre 2015, non sapevo cosa mi stesse aspettando. Avevo tanti sogni che poi si sono tradotti, in concreto, nel programma della comunità. Al piano personale Il primo desiderio era una preghiera: fare la volontà di Dio. È l’unica cosa che conta. Mi ricordo che avevo la gioia, ero predisposto ad entrare nel mondo dei giovani. Posso dire che l’unico sogno che ho finora è questo: scoprire e fare la volontà di Dio nella nostra vita e nella vita delle persone che Dio ci mette in relazione.
Qual è stata la tua principale difficoltà quando sei arrivato a Desio?
Non fare niente. All’inizio era difficile. Venivo dal Congo dopo due mesi di ordinazione. Ero carico e pronto a lavorare, a spendere la mia giovinezza. Avevo un fuoco che bruciava. Ma bisognava attivare dei processi. In questo la comunità mi è stata molto utile. Oggi posso dire che da fare ce n’è fin troppo. Grazie a Dio. Poi dove le persone vivono insieme non mancano mai delle difficoltà. Ma se ci mettiamo nell’angolatura giusta Dio ci dà un messaggio preciso in quel momento di difficoltà. Tutto è provvidenziale. Il piano di Dio non esclude la croce, anzi. Ma siamo con Dio, non siamo mai mai soli. Le tempeste colpiscono tutti. Le tempeste purificano. Fanno crescere. Trasformano l’idea che abbiamo di Dio per arrivare anche con le lacrime a dire “Signore da chi andremo?”
Per questo vorrei ringraziare con la citazione tratta dal libro: “La mistica dell’istante” di José Tolentino de Mendonca. «Ti ringrazio Signore per tutto quello che non mi hai dato, per le cose, anche belle, che non ho avuto, persino per quelle che ho desiderato e chiesto, ma non mi sono capitate. Il fatto di non averle ricevute mi ha costretto a trovare forze che non sapevo di avere, è in un certo senso mi ha permesso di essere quella [persona] che sono». In ogni caso le difficoltà ti aiutano a diventare quello che sei, sono grato quindi anche di questo.
Cosa porti a con te dopo 6 anni passati a Desio?
Dio è stato buono con me tramite migliaia di persone che ho incontrato. Porto con me il Volto di Dio, che si è rivelato in modo splendido nei volti di persone incontrate.
Il volto di Dio nei miei confratelli Saveriani con chi ho condiviso gioie e fatiche della vita. Volto di Dio nei bambini/e delle scuole elementari. Volto di Dio nei sorrisi dei ragazzi/e delle scuole medie. Volto di Dio nella gioia spontanea dei ragazzi dell’oratorio. Volto di Dio nelle domande dei ragazzi delle superiori. Volto di Dio nei ragazzi che ho accompagnato in Congo e qui i Italia. Volto Dio in quelle persone con cuore semplice, limpido e umile. Volto brillante di Dio nelle persone che ho accompagnato spiritualmente. Volto di Dio nei fratelli musulmani. Volto di Dio nei volontari che danno una mano ai missionari. Due luoghi di tenerezza, dell’amore e della Misericordia di Dio: Mombello a Limbiate e la comunità di Fratel Ettore a Seveso. Andavo a celebrare la messa in queste comunità con tanta gratitudine per la santità delle persone che vi abitano.
Desio è speciale per qualche motivo particolare per te?
La terra di Pio XI è speciale per tanti motivi. È una città “incrocio Pacifico” di culture e religioni diverse. I desiani sono un popolo accogliente e attento. A Desio mi sono sentito accolto e amato. A 37 anni sono diventato rettore di Desio; ho ricevuto tanti gesti di bontà, di tenerezza e di disponibilità da parte di tante persone disposte a dare una mano alla comunità dei missionari. Mi ha colpito molto come mi vogliono bene. E proprio Desio è particolare per noi missionari saveriani oltre a volerci tanto bene, Desio brilla della sua dimensione di convivialità delle differenze. Mi riferisco in modo particolare all’incontro/convivenza tra culture e religioni diverse. Il dialogo interreligioso/interculturale è un tesoro prezioso e la città di Pio XI costituisce, sublimemente, un incrocio, un Carrefour di religioni e di culture che vivono in pace grazie al lavoro di tante donne e uomini artigiani di pace. Nel 2001 di fronte agli attentati sulle Torri Gemelle Desio non è rimasta indifferente. Musulmani, cristiani e non credenti hanno preso una decisione chiara: no al terrorismo, no alla generalizzazione, no alla discriminazione, no al razzismo, no all’ignoranza. Sì all’incontro del diverso, sì ad un mondo plurale, sì all’incontro tra culture e religioni diverse. Abbiamo molto molto da imparare dalle manifestazioni degli anni 2001 e ciò va narrato alle generazioni future. I giovani potranno fare scattare la resilienza se conoscono la loro storia, cioè ciò che è la loro storia: storia di R-Esistenza alla mediocrità.
Che ne sarà della casa dei saveriani a Desio? Quale sarà il suo futuro?
Il futuro della casa dei missionari di Desio non lo so. Posso solo dire che ho piena fiducia nei miei confratelli e nel nuovo rettore. Alla fine è Dio che guida. Siamo nelle sue mani. La barca è Lui che la guida. Siamo in buone mani. Nelle Sue. Il capitolo Regionale ha scelto la casa di Desio come centro di animazione. Questo dice tanto ed è motivo di grande speranza. E tutto questo nello splendido cammino che sta vivendo la diocesi di Milano.
Ti aspettavi che il futuro prendesse questa piega?
Assolutamente no. Assolutamente sì. Ho detto assolutamente no perché siamo andati al capitolo Regionale nel maggio scorso. Sono ritornato più carico di prima per mettere in pratica i sogni dei Saveriani nel programma quadriennale espresso nel documento capitolare. Poi mi hanno chiesto un nuovo servizio. Ho accettato come dono di Dio e sono contento e pieno di gratitudine ai miei Superiori che, ancora una volta, per questo ennesima espressione di fiducia e di considerazione nei miei confronti. Ho detto assolutamente sì nel senso che con la professione religiosa e l’ordinazione sacerdotale io sono disposto a servire il Signore nella famiglia saveriana che opera in 21 paesi nel mondo. Domani mi chiederanno un nuovo servizio e sono pronto ad accoglierlo come manifestazione dell’Amore del Signore. Ripartire ci sradica e ci rinnova interiormente.
Quali saranno le tue future mansioni?
Noi missionari Saveriani abbiamo quattro Studentati Teologici Internazionali nel mondo dove vengono formati i nostri giovani provenienti da tutto il mondo. Uno per continente. Lo Studentato teologico saveriano per l’Europa si trova a Parma dove io stesso ho studiato teologia. Ci ho vissuto per cinque anni. Mi è stato chiesto di rendere servizio in questa comunità come parte del team formativo, a fianco al nostro Rettore padre Mauro Loda. Parma, per noi saveriani, è il centro della spiritualità. È lì che è nato il nostro istituto. È lì che è nato il nostro fondatore. Ritornarci è come ritornare alle fonti (penso alla tomba del fondatore, alle sue memorie, ai padri ammalati al quarto piano). Poi a Parma avendovi vissuto, ho tante conoscenze. La famiglia che mi ha accompagnato all’altare è a Parma. Ho un legame particolare con la Parrocchia di Torrile.
Quale Pensi possa essere il futuro missionario dei giovani che vogliono intraprendere la strada per diventare Saveriani?
Penso che tu ti riferisca alla comunità formativa di Parma dove sono inviato. Prima di tutto vorrei sottolineare che i giovani in formazione a Parma sono già saveriani perché hanno già fatto i voti religiosi. Ho una grande ammirazione nei loro confronti. La loro presenza costituisce la freschezza e la Speranza della nostra famiglia religiosa e del mondo. La nostra famiglia religiosa sta diventando più internazionale e interculturale. L’interculturalità, per noi, è manifestazione del volto di Dio. Ogni comunità internazionale è comunità Pentecostale. Li conosco tutti. Sono bravissimi e desiderosi di annunciare Cristo dove saranno inviati.
E dei giovani che hai incontrato nel tuo percorso, cosa pensi del loro futuro? Cosa hai imparato da loro?
Sono tanti i volti dei ragazzi/e che ho trovato. I giovani li ho incontrati nelle scuole elementari, nelle scuole medie e altrove. Per tutti loro ho visto una finestra di speranza per il futuro dell’Italia. Ho trovato ragazzi e ragazze aperti, che si fanno domande, che creano spazi di incontro del diverso. Il dialogo interreligioso lo si tocca nella scuola con grande forza, dove convivono in pace tutti i giorni ragazzi di culture e fedi diverse. Già il Cardinal Martini diceva che solo i giovani possono cambiare il mondo, perché sognano ancora. È un errore dire che i giovani sono il futuro, loro sono qui ed ora il presente dell’umanità, guidati ovviamente dal sapere degli anziani.
Vuoi fare un augurio, saluto a tutti coloro che sono passati dalla casa in questi anni?
Ho preso da ciascuno di voi un po’ di saggezza, di bontà, di sorrisi, di dedizione al lavoro, di amore e rispetto per il bene comune. L’augurio che faccio è quello di porre la nostra fiducia in Dio che dà senso e sapore alla nostra vita, alle nostre relazioni, al nostro lavoro. Tramite te, Eleonora, voglio che tutti i ragazzi/e che ho incontrato trovino espressione della mia gratitudine.
Voglio che il mio ringraziamento raggiunga tutti. Grazie, aksanti.
i rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.






