“Tulirudia hapa, kiisha safari katika bahari Tanganika. Tunachoka na tunafurahi kwa mapokeo ya wakristu (siamo rientrati qui, dopo il viaggio sul lago Tanganika. Siamo stanchi e contenti dell’accoglienza dei cristiani)” dicevo al superiore della missione di Baraka che era venuto ad accoglierci al porticciolo della missione. “karibu, mwende kunawa na kiisha kunywa na kula kidogo. Na tutazungumuza ya kutosha (benvenuti, andate a lavarvi e poi a bere e a mangiare qualcosa. E faremo molta conversazione) ci risponde padre Aldo, il superiore. E così ci sediamo nel salottino della casa insieme a Michel e a Santos e diamo la relazione di quello che avevamo fatto. Era il mio primo viaggio all’Ubwari (la penisola che iniziava davanti a noi e che si prolungava nelle 5 diakonie: Dine, Mwayenga, Buma, Kazimia, Yungu). Abbiamo raccontato, non solo dell’accoglienza ricevuta, ma anche della situazione della catechesi, dei problemi con i militari, anche con i capi circa la costruzione delle piccole chiesette. Da non dimenticare anche il cercare di regolarizzare i matrimoni. Santos (che era il “farmacista”) raccontava di come la gente chiedeva le medicine, soprattutto gli anziani per sentirsi ancora forti…Michel, invece, del battellino e delle varie difficoltà nell’approdare ai villaggi. Non sempre si poteva arrivare fino a riva e allora bisognava trasbordare il tutto nella piroga. Io ero meravigliato di tutto quello che vedevo, soprattutto quando ti accoglievano i bambini che nuotavano insieme agli anatroccoli. La gioia dei papà e delle mamme che stavano già preparando il riso e il pesce. Poi alla sera, le lunghe chiacchierate con la gente. Insomma l’incontro con un mondo nuovo di cui cominciavo, piano piano, a farne parte e ne ero contento. Poi lo spettacolare viaggio di ritorno sotto i raggi della luna e i pesciolini che uscivano e danzavano tra i suoi raggi. Tutta una meraviglia di cui ringraziare il Buon Dio.







