inakatazwa kupita hapa (è proibito passare da questa parte)”, diceva un militare alla barriera di Mboko sulla strada del lago che portava a Baraka. Eravamo un centinaio, fermi davanti a quel tronco messo di traverso. C’era un militare di guardia con il fucile in spalla (e sicuramente qualcun altro nascosto da qualche parte per aiutarlo, in caso di necessità. Scendo dalla Land Rover e gli chiedo “”sababu gani unatuzua kupita? Maneno gani? (perché ci impedisci di passare? Quale è il problema?”). Mi guarda, poi mi tira in disparte e mi dice che lui e i suoi compagni da tempo non ricevono il salario, perché i loro comandanti lo sequestrano e dicono loro di arrangiarsi. Anche noi, continua, abbiamo delle famiglie da nutrire. Vedi le nostre uniformi come sono ridotte? Eppure dobbiamo fare la guardia contro i ribelli che di notte si incontrano con i capi per chiedere le armi che pagano con l’oro che hanno rubato ai minatori della montagna. Capisco il loro problema, ma gli dico allora perché non ve la prendete con i vostri capi, invece con la gente che fa fatica a vivere e che ha bisogna di andare a vendere i prodotti della terra. Lui mi risponde, dicendomi che se alla sera non portano un bel gruzzolo al loro capo, avranno problemi. Naturalmente una parte la nasconderanno, perché anche loro devono vivere. Insisto dicendo che loro sono i soldati del presidente e che quindi, come lui ha detto, devono proteggere il popolo. Certo, mi risponde, anche noi siamo parti del popolo e conclude dicendo che se vogliamo passare, dobbiamo sganciare. C’era il rischio che la gente si ribellasse, ma poi le conseguenze sarebbero state negative. Sarebbero arrivati altri soldati che avrebbero preso gli animali del villaggio, magari fatto altre cose brutte. Insomma una guerra tra poveri ed è sempre il più debole che poi soffre. Conclusione. Abbiamo dovuto cedere alla violenza. Purtroppo nessuno, anche oggi, vuole fare qualcosa per il benessere di tutti. Ognuno si arrangia come può e a chi non può resta solo avere fiducia in Dio, che un giorno o l’altro farà quello che sarà giusto. Intanto non dimentichiamo chi soffre per la violenza e i soprusi.







