“Weye ulizaliwa mwaka gani? Ni nani baba na mama yaako? (in che hanno sei nato? Chi è tuo padre e tua madre?) chiedevo a un gruppo di bambini che, come al solito, dopo la scuola, veniva a chiacchierare vicino al muretto della parrocchia di Baraka. Uno mi dice “padiri, angalia macho na uso wetu. Utaweza kujua wazazi wetu (padre, guarda gli occhi e il nostro viso. Potrai conoscere i nostri genitori)”. Mi metto un po’ a ridere. Sono tutti un po’ scuri e dopo qualche mese in parrocchia facevo un po’ fatica a distinguerli. Uno, tra i più furbi, mi dice che devo avere pazienza, guardare le persone in faccia, fermarmi, parlare e ascoltare. Avevano ragione. Ho cominciato a seguire i loro consigli e dopo un po’ di tempo, mi riusciva più facile, conoscere i loro genitori. Diversi di loro portavano i figli al catechismo. Così, mentre il catechista faceva l’incontro, io mi fermavo a parlare con qualcuno di loro. Erano contenti, perché vedevano che mi interessavo di loro, soprattutto le mamme e così cominciavano a raccontarmi la loro vita, i problemi, le difficoltà, anche le gioie e i loro sogni. Mi invitavano ad andare a trovarli nelle loro case. Lo facevo volentieri, soprattutto, quando andavo nelle loro shirike (piccole comunità di base). Dopo l’incontro, si andava sempre da qualcuno, si era accolti con gioia e così piano piano l’amicizia diventava più forte. Si accorgevano che il padre era venuto per stare con loro e non per fare il “turista fai da te”.







